Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: politica e società

Populismo? Senti chi parla

Facci caso. Tutti i movimenti cresciuti al di fuori dei corridoi del potere sono definiti populisti. In realtà, la gran parte di questi movimenti è nata sulla spinta di un bisogno diffuso di democrazia. E questo, gli inquilini del potere lo chiamano spregiativamente “populismo”. È singolare che tale etichetta, considerata infamante e antidemocratica, venga applicata anche a tutte le scelte che i cittadini compiono fregandosene delle indicazioni delle élite. Quindi, votare No al referendum costituzionale è stato un atto populista. Se avesse vinto il si sarebbe stata democrazia perfettamente realizzata. Persino la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti è considerata populismo, a Wall Street. Ovvio. I professionisti del potere politico e finanziario avevano scelto la Clinton. Il modo di intendere la democrazia da parte di chi ne ha fatto un business è molto più simile al Monopoly che all’agorà ateniese e non punta al vero consenso, bensì ai soldi. Non continuo oltre, perché il senso del mio discorso mi pare chiaro. Fin troppo chiaro.

Hai preparato l’elmetto?

Il governo tedesco sta sollecitando la popolazione a fare scorta di cibo ed acqua almeno per dieci giorni. La notizia è riportata sui principali giornali occidentali (ad esempio la BBC, che riprende l’Allemeine Zeitung), con buona pace di chi la attribuisce ai complottisti. La giustificazione ufficiale è che la Germania deve far fronte ad eventuali attacchi terroristici. Ma le misure consigliate non sono tipiche della minaccia terroristica, bensì di una guerra su larga scala. Chi le vede come un escamotage per far crescere i consumi è un ingenuo o in malafede. I tedeschi non sono soliti stimolare i consumi in questo modo. Se si trattasse dell’Italia anch’io avrei creduto ad un trucco, ma stiamo parlando della Germania. Là i politici ci pensano due o più volte prima di dare notizie così “pesanti”. Quali sono gli scenari che potrebbero portare ad un conflitto globale? Qui da noi si parla quasi solo di Siria, dove Stati Uniti e Russia si stanno già fronteggiando, seppur per interposta persona; i russi appoggiando Assad e gli americani alimentando la destabilizzazione regionale. Ma ci sono altri punti decisamente caldi. Anche con la Cina gli americani hanno un contenzioso aperto, che riguarda la sovranità sul Mar della Cina (vedi qui: Fonte Reuters). Nei mesi scorsi ci sono state provocazioni tra aerei americani e cinesi proprio in quelle acque. E il Donbass? E l’Ucraina? Recentemente, Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver mandato suoi emissari in Crimea allo scopo di compiere attentati. Nella regione, la tensione è tornata alta ed entrambi gli stati stanno ammassando truppe nelle zone critiche. Non ho alcuna competenza sugli scenari finanziari, ma ritengo che potrebbero essere altrettanto determinanti nello scatenare un conflitto di ampia portata. Il dollaro sta tornando debole (pochi giorni fa il rapporto con l’euro era di 1 dollaro contro 1,30 euro) e il petrolio continua a scendere, dopo un’effimera fase di rialzi. Inoltre, il debito americano è in mano ai cinesi, che potrebbero stancarsi di finanziarlo, ottenendo il nulla in cambio. Negli anni settanta sembrava conveniente esportare le lavorazioni industriali, pagando meno la manodopera e allontanando le fonti di inquinamento. Nessuno previde che tra le conseguenze di questa scelta ci sarebbe stato anche un indebitamento oltre ogni immaginazione.

Post scriptum
Sono cresciuto in una nazione che ha pagato la sconfitta nella Seconda Guerra mondiale anche, anzi, sopratutto, accettando il colonialismo culturale americano. Ora tutto quello che arriva dall’America o dall’Inghilterra inizia a darmi la nausea, o più esattamente a farmi schifo. E se dovessi schierarmi mi metterei dalla parte di stati come la Russia, il Brasile, l’India e la Cina. Il capitalismo di stampo anglo-americano ha fallito, e il mondo ha bisogno di idee nuove.

Il futuro incombe

Anche se non riesco a immaginare che la soluzione ai problemi dell’inquinamento e del depauperamento della Terra sia tornare a stili di vita medievali, o ancor più primitivi, è indubbio che dobbiamo fare qualcosa, prima che sia troppo tardi. Se non possiamo retrocedere (pochi lo accetterebbero), allora dobbiamo spingerci più avanti. È evidente che i modelli di sviluppo basati sul capitalismo e sul consumismo sono fallimentari, ma questo non significa che possiamo tornare al baratto o all’agricoltura pre-industriale. Nel mondo finanziario, un passo avanti sarebbe l’adozione di una moneta unica standard che non sia legata agli interessi di un solo paese (oggi la moneta egemone è il dollaro); ad esempio il Bitcoin. La convenienza economica tende fatalmente a creare delle elìte i cui interessi sono contrapposti a quelli di altre elìte, e sopratutto a quelli generali. Ne è la riprova la strenua resistenza di chi ha interessi nel petrolio verso le nuove fonti di energia. La convenienza economica dev’essere sostituita quanto prima dalla convenienza globale di ogni scelta. Ancora una volta, l’esplorazione di nuovi “territori” è l’unica strada che possiamo percorrere per non soccombere ai nostri stessi errori.

Sul progresso

Stimolato anche, ma non solo, da una riflessione di Susanna Schimperna su Facebook, mi trovo a fare i conti con quell’immagine astratta, ma ben inculcata in ognuno di noi, che comunemente definiamo “progresso”. Si può definire progresso la tecnologia? No. Si può definire migliore degli altri lo stile di vita occidentale? No. Dal momento che la tecnologia ed il modello sociale tipico degli stati occidentali comportano un depauperamento del pianeta, essi non sono positivi. In effetti, non appartiene in alcun modo al pensiero occidentale o alle democrazie la capacità di debellare la guerra, le ingiustizie, la prevaricazione. L’unica differenza che vedo nel combattimento tra truppe americane, russe o israeliane ed i loro storici avversari è data dalla qualità delle armi usate, cioè dalla loro migliore e micidiale efficacia. La mia speranza che l’evoluzione della specie significhi anche evoluzione umana verso il bene è quotidianamente disattesa dalle notizie che ci arrivano dai luoghi di guerra. E qui sinceramente non riesco a vedere differenze tra il Medio Oriente e l’Ucraina. Un’analisi condotta senza moralismi dirà che il motivo di fondo di tali orrori è da ricercarsi nella necessità di arraffare il maggior numero possibile di risorse, dato che siamo in troppi su un pianeta sempre più povero. Ma è altrettanto vero che ci basiamo su un modello, il capitalismo, che può restare in piedi solo continuando ad ingrassare, proprio come uno stomaco vorace che per saziarsi ha bisogno di mangiare più cibo ad ogni pasto. Eppure, sappiamo anche che questo modus operandi non può continuare all’infinito. I cervelli confusi e malati che vedono la guerra come una soluzione dolorosa ma efficace a questo stato di cose sono perdenti per almeno un paio di ragioni. La prima è che laddove la guerra divampasse ovunque non sarebbe più nemmeno un’operazione “sanitaria” di spopolamento mirato, ma un suicidio, la seconda è che considerare la guerra come una scelta possibile, e in certe situazioni auspicabile, ci pone al di là di ogni pretesa di progresso. Come possiamo considerarci più progrediti di altre civiltà nel momento nel quale ammettiamo la guerra come un’opzione praticabile? Vedete qualche differenza tra chi uccide tagliando la testa al suo nemico e chi lo vaporizza con un missile? Tutto questo accade perché non siamo stati capaci di porre la politica al di sopra del potere economico. Il fallimento della politica ha di fatto impedito una forma di coordinamendo mondiale delle risorse, a partire dal controllo delle nascite e dalla gestione responsabile delle fonti energetiche, delle materie prime, dell’ecosistema. Dopo più di un secolo usiamo ancora veicoli inquinanti ed avidi di energie, solo perché questo stato di cose è nell’interesse di alcune grandi compagnie petrolifere. Se non ci fosse più l’impellente necessità di petrolio molti paesi delll’Africa e del Medio Oriente avrebbero governi stabili e garantirebbero ai loro cittadini una miglior qualità della vita. La destabilizzazione di nazioni come la Siria e la Libia serve solo a rapinarle delle oro materie prime senza doverle pagare il giusto prezzo. Non so se altri Paesi saprebbero compiere scelte più intelligenti, ma è certo che la Gran Bretagna e StatiUniti continuano a fare disastri da troppo tempo per lasciarli fare ancora. Dobbiamo trovare un nuovo modello di sviluppo nel quale il denaro torni ad essere uno strumento e non uno scopo, altrimenti arriveremo presto alla fine. Chi ironizza sulle critiche al capitalismo, dicendo che non esistono altre vie, è solo un Homoraptor incapace di accettare l’idea che l’evoluzione lo cancellerà per sempre dalla faccia della terra.

Sul rapporto tra fonti energetiche e democrazia

Sono contrario al nucleare per molte ragioni. Le più evidenti si chiamano Three Mile Island, Chernobil e Fukushima, ma sarei contrario anche se il nucleare fosse relativamente sicuro. Questo perché il nucleare e tutte le fonti energetiche tradizionali implicano automaticamente la dipendenza dei cittadini dalle scelte di pochi burocrati. Per privare milioni di persone di energia elettrica, basta premere un interruttore nella sala comandi di una grossa centrale a carbone, gasolio, energia idroelettrica o nucleare. Un istante dopo, per quella moltitudine di comunità torna il medioevo. Nessuna forma di riscaldamento funziona e non è più possibile disporre nemmeno dell'acqua corrente e delle fonti di comunicazione. Per sconfiggere gli avversari, qualora siano situati in un territorio delimitato, basta spegnere la loro fonte di l'energia. Al contrario, tutte le forme di energia derivanti da fonti rinnovabili sono direttamente disponibili per chi ne ha bisogno. Nel caso del geotermico e del solare, al cento per cento, nel caso dell'eolico, in forte prossimità. E' indicativo il fatto che i governi centrali cerchino in tutti i modi di scavalcare la volontà di chi risiede in un'area destinata ad accogliere una centrale tradizionale, soprattutto se nucleare e di addomesticare l'opinione pubblica attraverso un canale di informazione antidemocratico come la televisione (il sito web creato dall'attuale governo, serve soltanto a raccogliere le motivazioni del dissenso per meglio indirizzare la propaganda televisiva).

Per le stesse ragioni, il web si avvicina a rendere possibile l'esercizio di una democrazia reale in quanto consente di informarsi scegliendo tra innumerevoli fonti, tant'è che il dissenso recente manifestatosi in molti paesi è passato proprio attraverso questo canale “orizzontale”. L'unico problema, con Internet, è che i grandi portali d'accesso restano saldamente in mano ad un élite che può sempre decidere di chiuderli, nel caso diventino troppo autonomi. Mi chiedo fin dove si spingerà il tentativo di centralizzare le decisioni su tutto quanto accade sul pianeta terra; un incubo nel quale il Grande fratello di Orwell e Matrix (un film che richiama nel titolo e negli scenari l'alienazione di Metropolis), diventano orrendamente concreti.

 


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