Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: emozioni

A mezzanotte

Gli ospiti se ne vanno. Il tavolo ancora ingombro di stoviglie, bicchieri mezzi pieni, briciole di pane. Resta, sospeso nella notte estiva, il brusìo delle chiacchiere appena terminate. Parlare è facile. Basta trovare qualche argomento in comune con l’interlocutore. Ma il contatto vero, quello, è ben altra cosa. Perciò, dopo una cena con gli amici, e poco prima di andare a dormire, sento lo stesso disagio dello scenografo che smantella il palco.

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Cuor d’Estate

La fossa era verde

come la finestra.

Si accalcava per tradire le mie aspettative

senza rispetto per i minuti pensieri

che tentavano di rialzare la testa.

L’idea di incontrare un amico al bar

o di fare una lunga camminata nel bosco

e tante altre piccole intenzioni

soffocarono sotto al fango di un’angoscia

subdola e pervasiva.

Poi arrivò il sole

dentro una lunga estate che seccò la melma.

I germogli delle azioni mai intraprese

spuntarono tra le crepe.

L’orizzonte divenne

un festival di colori.

2017

Doni non ne aveva ricevuti, però i più importanti contratti dell’anno erano andati a buon fine. Dunque, di cosa poteva lamentarsi? In realtà, i regali erano arrivati a centinaia, ma erano il frutto di uno scambio perfettamente prevedibile e perciò privo di significato. Transazioni d’affari in modalità natalizia. Ricevere un dono è ben altro. Così, aveva deciso di vivere il passaggio dell’anno in solitudine e aveva affittato una casetta in legno sulle rive di un lago finlandese. La gioia era troppo costosa? Sarebbe bastata un po’ di serenità. Distolse lo sguardo dal paesaggio e controllò le fiamme; la stufa di ferro era ben avviata, il camino, invece, stentava a partire. Bisognava appallottolare ancora qualche pezzo di corteccia, poi sarebbe bastata una fiammella per accendere la betulla di un fuoco vivace. Quando si girò nuovamente verso la finestra stava nevicando, a dispetto di tutti i bollettini meteorologici che davano zero probabilità di precipitazioni. Se ami la neve, e la vedi scendere soffice e inaspettata, hai avuto il tuo dono. Il migliore che si possa ricevere.

Buon Anno a Tutti

Arrivederci

Doni non ne aveva ricevuti, però i più importanti contratti dell’anno erano andati a buon fine. Dunque, di cosa poteva lamentarsi? In realtà, i regali erano arrivati a centinaia, ma erano il frutto di uno scambio perfettamente prevedibile e perciò privo di significato. Transazioni d’affari in modalità natalizia. Ricevere un dono è ben altro. Così, aveva deciso di vivere il passaggio dell’anno in solitudine e aveva affittato una casetta in legno sulle rive di un lago finlandese. La gioia era troppo costosa? Sarebbe bastata un po’ di serenità. Distolse lo sguardo dal paesaggio e controllò le fiamme; la stufa di ferro era ben avviata, il camino, invece, stentava a partire. Bisognava appallottolare ancora qualche pezzo di corteccia, e poi sarebbe bastata una fiammella per accendere la betulla di un fuoco vivace. Quando si girò nuovamente verso la finestra stava nevicando, a dispetto di tutti i bollettini meteorologici che davano zero probabilità di precipitazioni. Se ami la neve, e la vedi scendere soffice e inaspettata, hai avuto il tuo dono. Il migliore che si possa ricevere.

Buon Anno a Tutti

Ca del Lago

Si arriva da una stradina stretta, benché sia asfaltata e molto trafficata. Dopo un valzer di curve per cinque chilometri, la villa compare, dapprima con ritrosia, seminascosta da alti alberi secolari. D’estate, un fugace scintillio ammicca per un attimo dalla vetrata del salone. E’ come uno strizzar d’occhio. Il viaggiatore che non abbia impegni pressanti n’è indotto a rallentare fino a fermarsi, di fronte al massiccio portale in pietra, dal quale due putti senza pudore lo guardano curiosi. Di là c’è davvero un altro mondo. Le auto, seppur presenti, sono nascoste e cedono strada ai giardinieri o agli animali domestici, che si muovono in una natura intatta. La bella stagione nella città si mostra appena; uno scorcio di cielo azzurro ed un caldo noioso. Qui, nel cuore della pianura padana, la primavera è davvero se stessa. Trionfa nei viali, parati a festa da una sinfonia di fiori. S’insinua maliziosamente lungo le rive di fossi gracidanti. Svetta sulle punte degli alberi, con bacche rosse dolci che i bambini divorano come fossero caramelle. Tutto ha le giuste proporzioni, in questa villa barocca. Dalle barchesse, che un tempo accoglievano decine di cavalli e vacche, alla sala da ballo, con i fantasmi di coppie in abiti settecenteschi che volteggiano intorno alla fontana (voluta dall’eccentrico costruttore proprio al centro del salone). Se riesci ad entrare, ti capiterà forse di ritrovare la qualità di un pensiero che si libera con leggerezza dalle redini della tua coscienza ipertrofica, e vola via, imprendibile, come un palloncino rosso.

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