Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: riflessioni

In memoria di Robert Pirsig

In questo web, di solito fin troppo veloce a produrre necrologi, scopro solo ora che il 27 aprile scorso se n’è andato Robert Pirsig, l’autore di “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”. Era un grandissimo, per niente attratto dalle sirene del successo e dopo questo romanzo se ne andò in giro per il mondo in solitaria. Altri autori avrebbero iniziato a scrivere nuovi libri a macchinetta (almeno uno o due l’anno). Lui, invece, ci mise quasi vent’anni a scrivere il suo secondo e ultimo libro: “Lila”. Ciao Bob. E grazie per essere vissuto.

A tarda notte

A tarda notte

i bluff si smagnificano.

Nella mia tazza di caffè

sento il sapore della disillusione;

perché gli eventi non accadranno mai

nella sequenza desiderata

ed anche quando succederà

ci sarà qualche dettaglio fuori posto.

Soffro, in altre parole, le

piccole differenze dolorose

tra la vita e la vita pensata

quindi perfetta.

San Francesco e papa Francesco

Anche se non sono cattolico ed ho molti motivi di critica verso la Chiesa Romana, trovo che gli attacchi a papa Francesco di questi giorni siano un’offesa al buonsenso. Si sono mosse persino varie associazioni animaliste, per dirgli, più o meno, di farsi gli affari suoi. Ora, ognuno di noi è libero di amare gli animali, finanche preferendoli agli esseri umani. Ma è indubbio che, se nella scala di valori di una persona un cane o un gatto sono più importanti, ad esempio, di un profugo, questa persona è affetta da un egoismo patologico. È molto più facile rapportarsi con un animale che con un bambino povero. È più divertente guardare il cane scodinzolante invece di cercare di alleviare le sofferenze materiali di un essere umano. Però è sbagliato. Oltretutto, papa Francesco non ha certo detto “odiate gli animali e amate gli esseri umani”. Tutto questo accade perché manca la capacità di immedesimarsi nell’altro e di “sentire” come l’altro. C’è del marcio nella Danimarca dei nostri cuori, quando piangiamo per l’esclusione di un nostro beniamino da un reality e restiamo indifferenti di fronte alle tragedie umane (alle quali riserviamo al massimo una ripresa video da condividere sul web). Ricordiamoci sempre le parole di Bertolt Brecht, laddove ci ammoniscono che se non reagiremo alle ingiustizie rivolte al prossimo, dopo dovremo tacere anche se ne diventassimo vittime noi stessi. Stavolta sto con il papa, e non m’importa di essere in minoranza.

Changin’

Il corpo e la mente cambiano con l’età. È banale, ma per quanto chiunque di noi sia disposto a prendere tranquillamente atto di ciò, in realtà opponiamo spesso una strenua resistenza a prenderne atto davvero. A volte ci consoliamo con il pensiero che, in fondo, l’importante è rimanere giovani nello spirito. E qui casca l’asino. Per quanto mi riguarda, non ho mai fatto tragedie per il fatto di essere diventato calvo prima dei trent’anni, né di aver visto comparire rughe e pieghe sul mio viso man mano che l’età avanza. Ma invecchiare è stato anche perdere il senso di meraviglia verso il mondo. È sentire che il desiderio si è appannato e non si scatena più facilmente come a vent’anni. Ecco, questo è il punto dolente. Ciò che vorrei indietro, della mia gioventù, non sono i tratti fisici, ma qualcosa che nessuno può vedere e che l’esperienza, rovina, forse irrimediabilmente.

La bellezza salverà il mondo

Questa frase, che su Wikipedia trovo attribuita a Fëdor Dostoevskij nel suo romanzo “L’idiota”, è scritta al futuro. Proprio per questo, qualcuno la interpreta come un’affermazione di speranza. Si dice, ad esempio, che la civiltà non potrà mai essere distrutta dalla guerra, perché sarà proprio la bellezza ad impedirlo. A mio avviso, non esiste alcuna garanzia che la bellezza possa evitare tale distruzione. Ma la frase non diventa falsa per questo. È solo imprecisa. Ciò che sento di positivo nella bellezza è riassumibile nella frase: “la bellezza ha salvato il mondo”. In altre parole, la bellezza è un antidoto al male. A quello già trascorso, e non ancora dimenticato, ed a quello presente, che in misura più o meno drammatica può avvelenare la vita di chiunque; nelle strade tranquille di un’amena cittadina italiane o sotto le bombe lanciate dal nemico. A ben pensarci, se non avessimo il concetto di bellezza non avremmo nemmeno il desiderio, né la voglia di vivere o l’aspirazione a migliorare. Per certi aspetti, la bellezza è indubbiamente un riflesso della cultura. Ciò che ci fa esclamare “bello” in un quadro o in qualsiasi altra opera d’arte cambia di nazione in nazione, ma le qualità fondamentali della bellezza sono valide per tutti. Mi torna in mente, in proposito, un recente lavoro fotografico che dimostra come donne appartenenti ad etnie diversissime siano altrettanto belle, anche laddove non esista il trucco (make up) che potrebbe appiattire la percezione dell’idea di bellezza su canoni tipicamente occidentali. Concludo citando un’altra immagine che sento bella ed emozionante. È la foto di una libreria londinese, semidistrutta dai bombardamenti, nella quale si aggirano alcune persone per le quali l’amore verso il sapere è più forte della paura.

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