Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: dolore

Il salvadanaio

Era un bambino gracile. Gambette magre, pelle e occhi scuri, come i capelli, che però diventavano striati di biondo quando stava al sole d’estate. Vide che la mamma stava armeggiando intorno alla serratura del suo salvadanaio e si mise a piangere: “Sono miei i soldi che ci sono qui dentro. Perché li vuoi prendere?” La madre lo guardò, torva: “Mi servono. Sono rimasta senza e devo comprarci l’affettato per fare un panino a tuo padre. Lo sai che sgobba tutti i giorni per noi, vero?” A quelle parole, il bimbo si chetò, pensando che se i suoi soldi servivano a mangiare era giusto che lui li perdesse. In seguito, mamma vendette i piccoli gioielli che il bambino aveva ricevuto in regalo per la comunione e la cresima. Il motivo era sempre lo stesso. “C’è bisogno di soldi. Stai zitto e non lamentarti. Poi si scoprì che i soldi, tanto soldi, venivano spesi in decine di bollette del Lotto. Diventato adulto, quel bambino fu uno scialacquatore. Appena aveva qualche banconota la spendeva per comprarsi qualsiasi cosa. Anche il più inutile del gadget. Preferì far così, piuttosto che vedere i soldi sparire nel nulla.

Dedicato a tutte le persone che soffrono di ludopatia, ma sopratutto ai loro congiunti e familiari, costretti ad una vita misera da questa terribile tossicodipendenza. Con il disonore di uno Stato che molto ha fatto e sta facendo per diffondere il più possibile questa piaga tra gli italiani.

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Sul progresso

Stimolato anche, ma non solo, da una riflessione di Susanna Schimperna su Facebook, mi trovo a fare i conti con quell’immagine astratta, ma ben inculcata in ognuno di noi, che comunemente definiamo “progresso”. Si può definire progresso la tecnologia? No. Si può definire migliore degli altri lo stile di vita occidentale? No. Dal momento che la tecnologia ed il modello sociale tipico degli stati occidentali comportano un depauperamento del pianeta, essi non sono positivi. In effetti, non appartiene in alcun modo al pensiero occidentale o alle democrazie la capacità di debellare la guerra, le ingiustizie, la prevaricazione. L’unica differenza che vedo nel combattimento tra truppe americane, russe o israeliane ed i loro storici avversari è data dalla qualità delle armi usate, cioè dalla loro migliore e micidiale efficacia. La mia speranza che l’evoluzione della specie significhi anche evoluzione umana verso il bene è quotidianamente disattesa dalle notizie che ci arrivano dai luoghi di guerra. E qui sinceramente non riesco a vedere differenze tra il Medio Oriente e l’Ucraina. Un’analisi condotta senza moralismi dirà che il motivo di fondo di tali orrori è da ricercarsi nella necessità di arraffare il maggior numero possibile di risorse, dato che siamo in troppi su un pianeta sempre più povero. Ma è altrettanto vero che ci basiamo su un modello, il capitalismo, che può restare in piedi solo continuando ad ingrassare, proprio come uno stomaco vorace che per saziarsi ha bisogno di mangiare più cibo ad ogni pasto. Eppure, sappiamo anche che questo modus operandi non può continuare all’infinito. I cervelli confusi e malati che vedono la guerra come una soluzione dolorosa ma efficace a questo stato di cose sono perdenti per almeno un paio di ragioni. La prima è che laddove la guerra divampasse ovunque non sarebbe più nemmeno un’operazione “sanitaria” di spopolamento mirato, ma un suicidio, la seconda è che considerare la guerra come una scelta possibile, e in certe situazioni auspicabile, ci pone al di là di ogni pretesa di progresso. Come possiamo considerarci più progrediti di altre civiltà nel momento nel quale ammettiamo la guerra come un’opzione praticabile? Vedete qualche differenza tra chi uccide tagliando la testa al suo nemico e chi lo vaporizza con un missile? Tutto questo accade perché non siamo stati capaci di porre la politica al di sopra del potere economico. Il fallimento della politica ha di fatto impedito una forma di coordinamendo mondiale delle risorse, a partire dal controllo delle nascite e dalla gestione responsabile delle fonti energetiche, delle materie prime, dell’ecosistema. Dopo più di un secolo usiamo ancora veicoli inquinanti ed avidi di energie, solo perché questo stato di cose è nell’interesse di alcune grandi compagnie petrolifere. Se non ci fosse più l’impellente necessità di petrolio molti paesi delll’Africa e del Medio Oriente avrebbero governi stabili e garantirebbero ai loro cittadini una miglior qualità della vita. La destabilizzazione di nazioni come la Siria e la Libia serve solo a rapinarle delle oro materie prime senza doverle pagare il giusto prezzo. Non so se altri Paesi saprebbero compiere scelte più intelligenti, ma è certo che la Gran Bretagna e StatiUniti continuano a fare disastri da troppo tempo per lasciarli fare ancora. Dobbiamo trovare un nuovo modello di sviluppo nel quale il denaro torni ad essere uno strumento e non uno scopo, altrimenti arriveremo presto alla fine. Chi ironizza sulle critiche al capitalismo, dicendo che non esistono altre vie, è solo un Homoraptor incapace di accettare l’idea che l’evoluzione lo cancellerà per sempre dalla faccia della terra.

Sipario di velluto

Il pesante sipario è di velluto rosso bordeaux, un po’ consunto ai lati.

 

Il gioco di luci che lo illumina assume la forma di una conchiglia verticale, ma poiché muta di continuo, dopo attimi diviene simile ad una verga, o caduceo, cambia ancora in una vaga silhouette femminile…

 

Bisbiglii.

Non dalla platea, bensì dal palcoscenico.

 

Il sipario si apre, mostrando un interno borghese: il salotto a pozzetto in pelle, il tavolino di cristallo, le finestre bianche, un grande apparecchio televisivo, quadri astratti dai colori violenti.

 

Lui: “Davvero non vuoi darmi il piacere che non genera?”

 

Lei: “Vorrei, ma la mia mente si ribella all’idea”.

 

Lui: “Ma nelle cose dell’amore sei maestra. Nulla ti è proibito. Possibile che non ti riesca una cosa tanto semplice?”

 

Lei: “ Sarà semplice per te, o per le tue vecchie amanti. A me non piace.”

 

Fine del primo Atto

Si riapre il sipario

Sono trascorsi dieci anni…

 

 

 

Lui: “Mi hai insegnato variazioni degne di Venere ed Eros. Te ne ringrazio. Ti senti pronta ora a darmi quel piacere stravagante?”

 

Lei: “Né ora né mai. Non ne vedo la bellezza, il godimento. Quando lo immagino, provo invece un insopportabile fastidio.”

 

Lui: “E’ l’unico gesto che ci manca per essere amanti completi.”

 

Lei: “Se è così che la pensi, non hai ben compreso la qualità del nostro amore.”

 

Fine del secondo Atto

Si apre il sipario, su un salotto diverso: alle pareti, foto di bambini e gatti. Il divano è coperto da un plaid rosso scozzese, non c’è più l’apparecchio televisivo, mentre ora vediamo un pianoforte nell’angolo.

 

Lui: “Ti lascio.”

 

Lei: “Perché? Tutti questi anni insieme dimostrano l’immensità di ciò che proviamo l’uno per l’altro.”

 

Lui: “A Milano ho incontrato per caso un rappresentante di aspirapolvere.”

 

Lei: “Si? E allora?”

 

Lui: “ Eravamo al bar dell’Ambassador. L’ho visto piuttosto brillo e gli ho offerto di accompagnarlo in camera. Non si reggeva in piedi.”

 

Lei: “Ancora non vedo il nesso.”

 

Lui: “Mi ha parlato di una donna la cui più potente arma di seduzione è il culo, che concede con generosità.”

 

Lei: “Capisco. Ti sarai fatto dare il suo numero…”

 

Lui: “Sei tu.”

 

Sipario

Sul dolore di vivere

E' vero che il depresso cerca i segni della sua depressione anche fuori di sè stesso, che preferisce leggere notizie cattive, che vorrebbe distruggere il mondo perché (forse) tale disastro sarebbe un suicidio perfetto.

Punti di vista

In vita mia non mi era mai capitato di andare a puttane. Con gli amici sostenevo che non avrei potuto toccare, baciare o penetrare una donna senza che provassimo reciprocamente amore, o almeno attrazione. Ma la verità era infima e colpevole; mi faceva letteralmente schifo l'idea di infilare il mio sesso dove ne erano entrati tanti altri. Per contro, la possibilità di possedere un corpo femminile del quale non conoscevo nemmeno il nome mi intrigava parecchio. Perciò, avevo dovuto imprigionare questa spiacevole pulsione in un posto molto lontano dalla coscienza. Per oltre vent'anni riuscii a tenere a bada una faccenda tanto delicata, anche perché un tempo avevo numerose amanti portate ai giochi più strani. Poi fui trasferito come caporedattore a Torino,dove vivo da oltre un lustro. Le mie fortune amorose sono impallidite fino a diventare un ricordo pallido ed incerto, così, circa una settimana fa, decisi finalmente di infrangere il mio personalissimo tabù. Vorrei qui chiarire che non mi spinse alcuna urgenza ormonale (sono sempre stato dotato di un ferreo autocontrollo persino mentre avevo un'erezione) bensì la voglia irrefrenabile di godere liberamente, preoccupandomi soltanto del mio egoistico piacere.

Nella Torino che conta, mi sono fatto un certo nome come intellettuale acuto, sobrio, misurato. Ho persino una specie di fan club formato sopratutto da signore piuttosto mature, molte delle quali allaccerebbero volentieri una relazione o una tresca con il sottoscritto. Io però non ho ceduto a tale tentazione, per non incrinare l'immagine di “maitre a penser” che mi garantisce un'esistenza agiata e rispettabile. Di conseguenza, qualsiasi tentativo di seduzione mi scivola addosso come l'acqua sul marmo. Dunque, per farmi una scopata coi fiocchi scelsi una normale professionista, di quelle che si possono trovare su un qualunque marciapiede. Scartai senza esitazioni le prostitute d'alto bordo che si chiamano eufemisticamente “hostess”, perché di solito tendono a fare anche da dame di compagnia, sono brave a spiare e curiose per natura. Inoltre, si contattano solo attraverso amici degli amici, lasciando una file di briciole piuttosto compromettenti. E poi, per quel che avevo in testa, una ragazza giovane e non troppo esperta andava senz'altro meglio.

Era venerdì sera. Presi l'auto e mi diressi verso una delle anonime arterie che escono dalla città. Ci ero passato per caso qualche giorno prima. Notai con interesse che era popolata da ragazze dell'Est vestite quasi di nulla. Certo, dalla facce che vidi, dovevano esserci anche parecchie minorenni a battere. Considerai mentalmente di assicurarmi che la prescelta fosse maggiorenne, prima ancora di farla salire in macchina. Le ragazzine piacerebbero anche a me, ma non tanto da voler rischiare lo sputtanamento o, peggio, la galera. Ero circa a metà del viale quando la inquadrai. A differenza delle colleghe, vestite in maniera volgare, indossava un paio di pantaloni bianchi aderenti ed una felpa con cappuccio dello stesso colore. Bionda, con gli occhi verdi e la pelle chiarissima, sembrava la Regina delle nevi. Mentre accostavo l'auto ed abbassavo il finestrino sentii un leggero pizzicore sottopelle; quasi un presagio della notte di sesso che stavo per vivere. “Posso pagarti molto bene, ma non voglio minorenni. Quanti anni hai?” “Sono di diciotto, compiuti un giorno fa.” Per soprammercato, mi sbandierò la sua carta d'identità davanti al naso.

Era lei senza ombra di dubbio, ma sembrava la sua gemella buona, talmente appariva diversa nello sguardo e nell'espressione del viso. Invece di indurmi a desistere, ciò mi eccitò ancora di più; avrei scopato la giovane donna disinvolta sapendo che dentro di lei stava nascosta un'ingenua contadinella. Diciott'anni compiuti da poche ore. Se avessi deciso prima di compiere il mio tour avrei dovuto lasciarla sul marciapiede. La cifra che chiese era modesta. Le feci una controproposta puntualizzando che la volevo per tutta la notte. Prese il cellulare, ebbe una breve conversazione con il suo “datore di lavoro” e salì in auto senza dire altro. Scelsi un motel in collina piuttosto fuori mano, che mi era stato raccomandato per l'assoluta discrezione. Quando mi allungai verso il sedile posteriore per prendere la valigetta ebbe un fremito di paura. Non avevo provveduto ad istruirla durante il viaggio: “Tranquilla. Non sono un sadico”. Questo bastò a rassicurarla. Non descriverò nel dettaglio ciò che accadde in seguito. E' un racconto privo di qualsiasi importanza. L'unica cosa che conta è che ora so come nutrire la mia anima oscura.

“Pronto, Elena? Devo raccontarti quello che mi è successo stanotte. Sono stata con un tipo che deve avere un sacco di grana. Mi ha portata in un bel posticino sulle colline. Invece di scoparmi mi ha infilato di tutto. Mi ha legata al letto… insomma, me ne ha fatte di tutti i colori. No. Non mi ha mai fatto male e poi ho goduto. Tante volte. Anche se non volevo che succedesse.” “Ma allora dovresti essere contenta. Con i porci che incontri di solito, almeno questo era uno educato.” “No, no. Non mi sono spiegata. Ti ricordi il film dove c'è un uomo che non ha odore? Ecco, lui dentro era tanto freddo che sembrava fosse senza l'anima.”

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