Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: minima moralia

Per quanto possa essere lucida e chiaroveggente, la saggezza degli altri non potrà mai darti le risposte giuste, perché non è filtrata dalla tua pazzia.

San Francesco e papa Francesco

Anche se non sono cattolico ed ho molti motivi di critica verso la Chiesa Romana, trovo che gli attacchi a papa Francesco di questi giorni siano un’offesa al buonsenso. Si sono mosse persino varie associazioni animaliste, per dirgli, più o meno, di farsi gli affari suoi. Ora, ognuno di noi è libero di amare gli animali, finanche preferendoli agli esseri umani. Ma è indubbio che, se nella scala di valori di una persona un cane o un gatto sono più importanti, ad esempio, di un profugo, questa persona è affetta da un egoismo patologico. È molto più facile rapportarsi con un animale che con un bambino povero. È più divertente guardare il cane scodinzolante invece di cercare di alleviare le sofferenze materiali di un essere umano. Però è sbagliato. Oltretutto, papa Francesco non ha certo detto “odiate gli animali e amate gli esseri umani”. Tutto questo accade perché manca la capacità di immedesimarsi nell’altro e di “sentire” come l’altro. C’è del marcio nella Danimarca dei nostri cuori, quando piangiamo per l’esclusione di un nostro beniamino da un reality e restiamo indifferenti di fronte alle tragedie umane (alle quali riserviamo al massimo una ripresa video da condividere sul web). Ricordiamoci sempre le parole di Bertolt Brecht, laddove ci ammoniscono che se non reagiremo alle ingiustizie rivolte al prossimo, dopo dovremo tacere anche se ne diventassimo vittime noi stessi. Stavolta sto con il papa, e non m’importa di essere in minoranza.

Meccanovita moderna

Mentre il quattroruote si portava lento all’abbeveratoio del “va avanti”, nel parallelepipedo di cemento elettrificato i mobilisti si mettevano ordinatamente in fila per ricevere proteine, zuccheri, fibre vegetali. I più fortunati potevano contare su un rettangolo d’appoggio imbottito per il fondoschiena, e un secondo rettangolo di supporto per le ceramiche e gli strumenti da usare con il cibo. I meno fortunati ricevevano la loro razione K avvolta in un foglio bianco di cellulosa e la consumavano in piedi, guardandosi intorno imbarazzati. Prima di abbandonare il fabbricato, tutti dovevano attraversare l’area dei desideri futili, dove venivano sollecitati a separarsi da alcuni dei loro crediti in cambio di varie attrazioni: articoli nutritivi, fogli stampati a colori e riuniti insieme, oggetti funzionanti a bassa tensione, a corredo dei ricevitori/trasmettitori personali apparentemente destinati alla comunicazione, ma in realtà utili per pesare lo status sociale del mobilisti. Tutto ciò, in cambio di numeri di credito fisicamente inesistenti, stampati su supporti cartacei o residenti su piastre di plastica dotate di microcircuiti. Grossomodo, la destinazione dei mobilisti era motivata da due alternative prestabilite e tra loro incompatibili: attività retribuita o attività emotivamente significativa. Ad esempio, se un mobilista si recava a Praga avrebbe conservato qualche ricordo dell’agglomerato urbano e dello stile di vita praghese solo se aveva compiuto il viaggio in modalità emotivamente significativa. Qualora invece vi fosse andato per attività retribuita o remunerativa non avrebbe potuto conservare alcun archivio psichico del luogo, nemmeno dopo cento trasferte.

Changin’

Il corpo e la mente cambiano con l’età. È banale, ma per quanto chiunque di noi sia disposto a prendere tranquillamente atto di ciò, in realtà opponiamo spesso una strenua resistenza a prenderne atto davvero. A volte ci consoliamo con il pensiero che, in fondo, l’importante è rimanere giovani nello spirito. E qui casca l’asino. Per quanto mi riguarda, non ho mai fatto tragedie per il fatto di essere diventato calvo prima dei trent’anni, né di aver visto comparire rughe e pieghe sul mio viso man mano che l’età avanza. Ma invecchiare è stato anche perdere il senso di meraviglia verso il mondo. È sentire che il desiderio si è appannato e non si scatena più facilmente come a vent’anni. Ecco, questo è il punto dolente. Ciò che vorrei indietro, della mia gioventù, non sono i tratti fisici, ma qualcosa che nessuno può vedere e che l’esperienza, rovina, forse irrimediabilmente.

Sul rapporto tra fonti energetiche e democrazia

Sono contrario al nucleare per molte ragioni. Le più evidenti si chiamano Three Mile Island, Chernobil e Fukushima, ma sarei contrario anche se il nucleare fosse relativamente sicuro. Questo perché il nucleare e tutte le fonti energetiche tradizionali implicano automaticamente la dipendenza dei cittadini dalle scelte di pochi burocrati. Per privare milioni di persone di energia elettrica, basta premere un interruttore nella sala comandi di una grossa centrale a carbone, gasolio, energia idroelettrica o nucleare. Un istante dopo, per quella moltitudine di comunità torna il medioevo. Nessuna forma di riscaldamento funziona e non è più possibile disporre nemmeno dell'acqua corrente e delle fonti di comunicazione. Per sconfiggere gli avversari, qualora siano situati in un territorio delimitato, basta spegnere la loro fonte di l'energia. Al contrario, tutte le forme di energia derivanti da fonti rinnovabili sono direttamente disponibili per chi ne ha bisogno. Nel caso del geotermico e del solare, al cento per cento, nel caso dell'eolico, in forte prossimità. E' indicativo il fatto che i governi centrali cerchino in tutti i modi di scavalcare la volontà di chi risiede in un'area destinata ad accogliere una centrale tradizionale, soprattutto se nucleare e di addomesticare l'opinione pubblica attraverso un canale di informazione antidemocratico come la televisione (il sito web creato dall'attuale governo, serve soltanto a raccogliere le motivazioni del dissenso per meglio indirizzare la propaganda televisiva).

Per le stesse ragioni, il web si avvicina a rendere possibile l'esercizio di una democrazia reale in quanto consente di informarsi scegliendo tra innumerevoli fonti, tant'è che il dissenso recente manifestatosi in molti paesi è passato proprio attraverso questo canale “orizzontale”. L'unico problema, con Internet, è che i grandi portali d'accesso restano saldamente in mano ad un élite che può sempre decidere di chiuderli, nel caso diventino troppo autonomi. Mi chiedo fin dove si spingerà il tentativo di centralizzare le decisioni su tutto quanto accade sul pianeta terra; un incubo nel quale il Grande fratello di Orwell e Matrix (un film che richiama nel titolo e negli scenari l'alienazione di Metropolis), diventano orrendamente concreti.

 


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