Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: minima moralia

Effetti collaterali

Persi l’uso delle gambe perché avevo veicoli per spostarmi ovunque, e i muscoli si atrofizzarono. Divenni miope a forza di guardare schermi luminosi che ingannavano gli occhi (poi il problema fu risolto brillantemente, collegando il nervo ottico a congegni di ripresa funzionanti in alta definizione). Nel timore di smarrirli, magari a causa di qualche brutta malattia, stipai i miei ricordi in varie unità collegate in rete. Ora sono felicemente immobile, però devo confessare di non sapere più chi io sia, salvo i momenti nei quali ritrovo la cartella che mi contiene. Comunque, capita di rado, perché appena ne esco scordo i complicati passaggi che devo fare per arrivarci.

La bautta

Attraverso il contempo orario
con la maledetta utopia
che avevo in tasca fin dalla nascita.
La sciagurata infelicità
che mi costringeva a guardare 
anche dietro le quinte
scoprendo l’inesistenza di dio
senza che nessuno me la rivelasse.
O, altrettanto, leggendo menzogne
negli occhi della gente
privo del coraggio di smascherarle.
Fino a capire, nemmeno tanto tardi
che la bugia è il prezzo.
Se la paghi subito, e in contanti, gli altri
si sentono tranquilli
perché sanno che rispetterai le regole
del loro gioco meschino.

 

P.S. La “bautta” è una maschera veneziana nera che veniva usata sopratutto dai nobili per celare la loro identità durante il carnevale.

Filosofia delle cicale

Chi rimase troppo a lungo

d’estate

ad ascoltare i contraccolpi del silenzio

ora è vaccinato alla seduzione dei tramonti

ma rimane esposto all’antico malanno

che ben descrive il motto: “Homo

Homini Lupus”.

Per quanto possa essere lucida e chiaroveggente, la saggezza degli altri non potrà mai darti le risposte giuste, perché non è filtrata dalla tua pazzia.

San Francesco e papa Francesco

Anche se non sono cattolico ed ho molti motivi di critica verso la Chiesa Romana, trovo che gli attacchi a papa Francesco di questi giorni siano un’offesa al buonsenso. Si sono mosse persino varie associazioni animaliste, per dirgli, più o meno, di farsi gli affari suoi. Ora, ognuno di noi è libero di amare gli animali, finanche preferendoli agli esseri umani. Ma è indubbio che, se nella scala di valori di una persona un cane o un gatto sono più importanti, ad esempio, di un profugo, questa persona è affetta da un egoismo patologico. È molto più facile rapportarsi con un animale che con un bambino povero. È più divertente guardare il cane scodinzolante invece di cercare di alleviare le sofferenze materiali di un essere umano. Però è sbagliato. Oltretutto, papa Francesco non ha certo detto “odiate gli animali e amate gli esseri umani”. Tutto questo accade perché manca la capacità di immedesimarsi nell’altro e di “sentire” come l’altro. C’è del marcio nella Danimarca dei nostri cuori, quando piangiamo per l’esclusione di un nostro beniamino da un reality e restiamo indifferenti di fronte alle tragedie umane (alle quali riserviamo al massimo una ripresa video da condividere sul web). Ricordiamoci sempre le parole di Bertolt Brecht, laddove ci ammoniscono che se non reagiremo alle ingiustizie rivolte al prossimo, dopo dovremo tacere anche se ne diventassimo vittime noi stessi. Stavolta sto con il papa, e non m’importa di essere in minoranza.

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