Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

3

Mettiti lì, tranquillo

davanti alla porta

e abbaia quando qualcuno

cerca di entrare nella cantina dei tuoi dolori.

Tieniti caro ogni singolo frammento di ricordo

per quanto insignificante appaia.

Sopratutto quelli che possono ancora

farti piangere.

Altre ricchezze non ne hai

e a ben guardare

nessuno altro ne ha

perché solo la sofferenza

ci definisce nella diversità

e ci consegna sogni

soltanto nostri.

L’alternativa è semplice e terribile.

La si può osservare facilmente

sedendo fuori casa, a bordo strada

quando il traffico è più intenso.

Ad esempio in mezzo alla confusione

delle otto di mattina.

Ci sarà chi va al lavoro

chi porta i figli a scuola

chi esce per soddisfare un vizio.

Ma il tema di queste storie non è importante.

Osserva i visi

i gesti

le espressioni.

Ciò che vedrai saranno sempre e solo

smorfie nelle vite di burattini.

Salvo nei pochi che sanno di recitare

e spaventano i passanti

abbaiando alla mediocrità.

Giardino d’infanzia

Lo guardo giocare

nei giardinetti.

Non saprà mai chi sono

né cosa ho fatto per lui

un bimbo di quattro anni.

Non è nemmeno mio figlio ma

quando mi hanno spiegato

che aveva solo una manciata di giorni

davanti

non ho avuto dubbi

potevo aiutarlo e l’ho fatto.

Non tornerò più qui

volevo semplicemente

serbare

nella memoria

il ricordo di un bambino

felice com’ero io

alla sua bella età.

X

Io sono nella matematica

Illuminato dal sole

Apro il coltello a scatto

Che mi mancava

E vedo uccelli bianchi

Lullaby

Presi tra le mie braccia il silenzio, finché s’addormentò. Sentivo il suo tepore contro il petto. Un largo soffio di tragedia che si allargò pian piano fino a comprendere la casa, il giardino, i campi intorno. Non ricordo se avesse un’espressione umana, questo no. Ma sotto la sua fronte scorrevano gli immani tremolii del tempo. Credetti di vedervi trascorrere i miei piccoli episodi di uomo triste, come se il suo cuore dorato potesse contenere tutte le vite. Persino la mia. Tutto questo accadeva in un pigro pomeriggio d’ aprile, perché il tepore mi sorprese troppo vestito e mi precipitò in un mondo privo dei soliti suoni fastidiosi; un’ auto che passa, il cane che abbaia in lontananza, la Tv dei vicini, sempre accesa a volume troppo alto. Oh. Davvero non saprei spiegare cosa si prova a ninnare un silenzio ancora bimbo. Ma è certo che lascia un retrogusto di nostalgia.

No

Io sono nella matematica
Illuminato dal sole
Apro il coltello a scatto
Che mi mancava
E vedo uccelli bianchi

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