Primavera Sacra

Storie dal sottosuolo

Categoria: racconti brevi

Biedermeier

È un solido tavolo in legno di noce. Le gambe sono tornite e il bordo del piano ha una cornice scanalata che ne alleggerisce il disegno. Alla fine dell’Ottocento si facevano così. Al centro del piano qualcuno ha collocato un vaso di ceramica bianco, con fiori dipinti tutt’intorno. Contiene esso stesso una quantità di fiori: rose, tulipani e gladioli di vari colori. Sul pavimento, perfettamente centrato sotto il tavolo, c’è un grosso tappeto persiano dai toni verde-azzurri. Sulla parete di fronte al tavolo si aprono due finestre simmetriche, tra le quali campeggia un dipinto; un ritratto in dimensioni naturali della padrona di casa. Sembra avere tra i venticinque e i trent’anni. Indossa una camicetta scura con il colletto di pizzo bianco e una sottile collana di perle. L’espressione è nobile e austera. Si chiama Theresa. La sua voce si alza in un urlo acuto, che fa vibrare i vetri delle finestre e i bicchieri ordinati nella cristalleria. Lei non è lì. È nell’altra stanza, semi-sdraiata, in penombra. Ha appena incontrato uno dei suoi demoni e ora è molto spaventata. Si sente una voce più bassa, quasi sussurrata. Un uomo cerca di rassicurarla. Le dice che va tutto bene. Che non deve aver paura. Che il brutto momento è passato. Apparentemente, si calma. Dopo qualche minuto si sente il trillo di una piccola sveglia che segna la fine della seduta. L’uomo, che potrebbe chiamarsi Carl, si accomiata con una lieve stretta di mano, poi prende il cappello ed esce nella via. La signora invece entra in cucina, dove la cuoca sta preparando un intingolo per pranzo. L’odore del cibo è buono, ma Theresa lo trova nauseabondo e senza riflettere fa una scenata alla domestica, perché dovrebbe saper cucinare pietanze più raffinate. In casa, nota parecchio disordine, e sporco. Eppure, non si vede un granello di polvere.

Black out

Il bambino girò intorno agli scaffali dell’autogrill. Arrivato agli accessori elettronici si fermò a fissarli, imbambolato, e rimase in quella posizione. Qualcuno dei baristi se ne accorse e lo indicò sghignazzando ai compagni di lavoro. Nessuno fu abbastanza pietoso da andargli vicino e scrollargli le spalle per scuoterlo dall’apatia. Dopo quasi mezz’ora, mentre era ancora lì davanti alle scatole delle cuffie e dei caricatori da viaggio, passò un’auto della polizia a sirene spiegate. Questo ruppe l’incantesimo. Il bambino allungò la mano e, meccanicamente, prese la prima confezione che gli capitò. Conteneva un supporto per telefono, di quelli che si fissano alle alette di aerazione del cruscotto. Pagò, attese che la porta automatica si aprisse e salì in auto. Solo allora rammentò di essere atteso alla riunione degli Istituti di Credito Federati. Non potevano iniziare senza l’amministratore delegato, perciò ingranò la prima e uscì velocemente dal parcheggio.

2017

Doni non ne aveva ricevuti, però i più importanti contratti dell’anno erano andati a buon fine. Dunque, di cosa poteva lamentarsi? In realtà, i regali erano arrivati a centinaia, ma erano il frutto di uno scambio perfettamente prevedibile e perciò privo di significato. Transazioni d’affari in modalità natalizia. Ricevere un dono è ben altro. Così, aveva deciso di vivere il passaggio dell’anno in solitudine e aveva affittato una casetta in legno sulle rive di un lago finlandese. La gioia era troppo costosa? Sarebbe bastata un po’ di serenità. Distolse lo sguardo dal paesaggio e controllò le fiamme; la stufa di ferro era ben avviata, il camino, invece, stentava a partire. Bisognava appallottolare ancora qualche pezzo di corteccia, poi sarebbe bastata una fiammella per accendere la betulla di un fuoco vivace. Quando si girò nuovamente verso la finestra stava nevicando, a dispetto di tutti i bollettini meteorologici che davano zero probabilità di precipitazioni. Se ami la neve, e la vedi scendere soffice e inaspettata, hai avuto il tuo dono. Il migliore che si possa ricevere.

Buon Anno a Tutti

Arrivederci

Doni non ne aveva ricevuti, però i più importanti contratti dell’anno erano andati a buon fine. Dunque, di cosa poteva lamentarsi? In realtà, i regali erano arrivati a centinaia, ma erano il frutto di uno scambio perfettamente prevedibile e perciò privo di significato. Transazioni d’affari in modalità natalizia. Ricevere un dono è ben altro. Così, aveva deciso di vivere il passaggio dell’anno in solitudine e aveva affittato una casetta in legno sulle rive di un lago finlandese. La gioia era troppo costosa? Sarebbe bastata un po’ di serenità. Distolse lo sguardo dal paesaggio e controllò le fiamme; la stufa di ferro era ben avviata, il camino, invece, stentava a partire. Bisognava appallottolare ancora qualche pezzo di corteccia, e poi sarebbe bastata una fiammella per accendere la betulla di un fuoco vivace. Quando si girò nuovamente verso la finestra stava nevicando, a dispetto di tutti i bollettini meteorologici che davano zero probabilità di precipitazioni. Se ami la neve, e la vedi scendere soffice e inaspettata, hai avuto il tuo dono. Il migliore che si possa ricevere.

Buon Anno a Tutti

Rapido di seconda classe

Quel treno non ti risparmiava nulla del caldo appiccicoso. Si viaggiava, nelle notti di luglio, sporgendo il capo per cercare un poco di refrigerio. All’arrivo, potevi capire facilmente chi veniva da lontano, perché aveva il viso annerito dallo smog. Se avevi la fortuna di sedere vicino a una persona interessante ti mettevi a chiacchierare, altrimenti guardavi le vedutine stampate in bianco e nero appese sopra ogni posto. Rappresentavano le bellezze dell’Italia, ma non ne riconobbi mai nemmeno una. Nei periodi di grandi spostamenti, come le vacanze estive, ogni scompartimento era stipato oltre l’immaginabile, e per andare in bagno dovevi scavalcare una montagna di valigie, borse, zaini e scatole di tutti i generi. In qualche caso l’affollamento era tale che dovevi farti tutto il viaggio reggendoti ai sostegni posti di fronte alle porte di uscita, spostandoti ad ogni fermata per far passare chi doveva scendere. Una volta feci il viaggio accanto a cinque ragazze che erano state alle Cinque Terre. Le loro descrizioni mi affascinarono. Queste cinque terre dovevano essere un posto molto bello, e parecchio fuori dal mondo. Da quel che si dicevano capii (o fraintesi) che ci si poteva arrivare soltanto a piedi. Sarà forse a causa di questo ricordo un po’ appannato, ma anche adesso, che alle Cinque Terre ci vado abbastanza spesso, continuo a provare l’emozione di entrare in una specie di fiaba, dove il mio tedio di vivere si dissolve puntualmente, salvo riapparire sulla via del ritorno. Ma io ne do la colpa ai treni troppo moderni.

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