Black out

di Secessionista


Il bambino girò intorno agli scaffali dell’autogrill. Arrivato agli accessori elettronici si fermò a fissarli, imbambolato, e rimase in quella posizione. Qualcuno dei baristi se ne accorse e lo indicò sghignazzando ai compagni di lavoro. Nessuno fu abbastanza pietoso da andargli vicino e scrollargli le spalle per scuoterlo dall’apatia. Dopo quasi mezz’ora, mentre era ancora lì davanti alle scatole delle cuffie e dei caricatori da viaggio, passò un’auto della polizia a sirene spiegate. Questo ruppe l’incantesimo. Il bambino allungò la mano e, meccanicamente, prese la prima confezione che gli capitò. Conteneva un supporto per telefono, di quelli che si fissano alle alette di aerazione del cruscotto. Pagò, attese che la porta automatica si aprisse e salì in auto. Solo allora rammentò di essere atteso alla riunione degli Istituti di Credito Federati. Non potevano iniziare senza l’amministratore delegato, perciò ingranò la prima e uscì velocemente dal parcheggio.

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