Ninna nanna

di Secessionista


Presi tra le mie braccia il silenzio, finché s’addormentò. Sentivo il suo tepore contro il petto. Un largo soffio di tragedia che si allargò pian piano fino a comprendere la casa, il giardino, i campi intorno. Non posso dire che avesse un’espressione umana, questo no. Ma sotto la sua fronte scorrevano gli immani tremolii del tempo. Credetti di vedervi trascorrere i miei piccoli episodi di uomo triste, come se il suo cuore dorato potesse contenere tutte le vite. Persino la mia. Tutto questo accadeva in un pigro pomeriggio d’ aprile, perché il tepore mi sorprese troppo vestito e mi precipitò in un mondo privo dei soliti suoni fastidiosi; un’ auto che passa, il cane che abbaia in lontananza, la Tv dei vicini, sempre accesa a volume troppo alto. Oh. Davvero non saprei spiegare cosa si prova a ninnare un silenzio ancora bimbo. Ma è certo che, dopo, resta la nostalgia.

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