Abito parole

di Secessionista


Entro dal portone in legno dipinto di verde, che cigola appena, come parlasse sottovoce. In questa casa, oltre agli attrezzi da lavoro ed al cavalletto, ci sono i miei libri preferiti che, come un’alluvione, sommergono mobili e oggetti. Ho provato ad ingrandire la libreria e per un po’ è servito, ma nella mia vita ci sono più libri che muri.
Potrei farmi una villa di libri. La Narrativa Mondiale dividerebbe allora il soggiorno dalla cucina, dove metterei le fiabe folcloristiche e d’autore.
L’ufficio, formato da pareti di Saggistica e Fantascienza, sarebbe nascosto dalla strada, con finestre sul giardino e sui campi, senza cartelli, fili della luce o altre brutture.
La camera da letto vorrei circondarla con libri di poesia. Il letto, un alto baldacchino, con colonne di volumetti erotici e tendine bianche, fittamente adornate da frasi stralunate e gentili.
L’arredamento, attentamente studiato per morire di fame, consisterebbe in vari strumenti musicali e capi di vestiario, maschili e femminili, lasciati distrattamente qua e là. Incenso da chiesa ed altri profumi darebbero accesso ogni giorno a ricordi e infinite nostalgie, poiché è di quelle che io mi nutro.
E la mia ansia di vivere intensamente ogni istante non serve ad altro che a riporlo subito nel cassetto della memoria.
Faccio questo con metodo, dacché sono nato, per mettere il silenziatore ad un male che mi tortura come un folletto imprendibile, venuto dall’Est nel tempo della mia fredda venuta al mondo. Ho derogato di rado, solo per distrazione, alla mia allucinazione d’amore. Ma, dopo, trovavo segni di rossetto nelle pagine candide; un’imitazione di romanticismo che davvero non posso apprezzare.

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