Estetica marziana

di Secessionista


Oggi sono uscita per il solito giro con il rover. Il programma prevedeva l’esplorazione delle ultime venti miglia di quello che, per convenzione, chiamiamo limite nord. Su Marte, ovviamente, non esistono i vecchi punti cardinali. Ero un po’ insonnolita perché avevo appena finito di guardare “I segni del Domani”; la serie intergalattica a puntate. Sono innamorata di Jimmo Holo, che oggi ha quasi rischiato di morire nell’esplosione della sua corvetta. Stavo pensando al mio eroe, quando il visore di bordo mi ha rimandato un riflesso imprevisto, più o meno a ore undici. Come da procedura, ho subito interrogato il sistema di analisi, che non è riuscito a identificare il fenomeno. Così ho deciso di dare un’occhiata, anche se il navigatore ha tentato di farmi cambiare direzione per un paio di volte. Alla fine, mi sono ritrovata davanti ad una tipica formazione rocciosa, che però aveva una venatura ondulata tra uno strato e l’altro: un disegno elegante, anche se casuale. Era da lì che arrivava il riflesso. Ho scattato una decina di immagini e, quando stavo già per rientrare alla base, ho capito a cosa somigliava quell’ondulazione; era quasi come i ghirigori delle schede madri ( specie di contatti metallici su basi verdi). Mio padre me le dava per farmici giocare e tenermi buona, mentre programmava nei vecchi linguaggi informatici. Non so cos’è successo dopo, ma senza che facessi nulla mi è iniziata la lacrimazione ed ho sentito una sorta di stretta al muscolo cardiaco. Detto così può sembrare allarmante, invece era bella, gradevole. Il web dice che si tratta di uno stato d’animo raro e che si chiama “nostalgia”. Di certo, so che da oggi sto ritrovando un oceano di ricordi.

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