Meccanovita moderna

di Secessionista


Mentre il quattroruote si portava lento all’abbeveratoio del “va avanti”, nel parallelepipedo di cemento elettrificato i mobilisti si mettevano ordinatamente in fila per ricevere proteine, zuccheri, fibre vegetali. I più fortunati potevano contare su un rettangolo d’appoggio imbottito per il fondoschiena, e un secondo rettangolo di supporto per le ceramiche e gli strumenti da usare con il cibo. I meno fortunati ricevevano la loro razione K avvolta in un foglio bianco di cellulosa e la consumavano in piedi, guardandosi intorno imbarazzati. Prima di abbandonare il fabbricato, tutti dovevano attraversare l’area dei desideri futili, dove venivano sollecitati a separarsi da alcuni dei loro crediti in cambio di varie attrazioni: articoli nutritivi, fogli stampati a colori e riuniti insieme, oggetti funzionanti a bassa tensione, a corredo dei ricevitori/trasmettitori personali apparentemente destinati alla comunicazione, ma in realtà utili per pesare lo status sociale del mobilisti. Tutto ciò, in cambio di numeri di credito fisicamente inesistenti, stampati su supporti cartacei o residenti su piastre di plastica dotate di microcircuiti. Grossomodo, la destinazione dei mobilisti era motivata da due alternative prestabilite e tra loro incompatibili: attività retribuita o attività emotivamente significativa. Ad esempio, se un mobilista si recava a Praga avrebbe conservato qualche ricordo dell’agglomerato urbano e dello stile di vita praghese solo se aveva compiuto il viaggio in modalità emotivamente significativa. Qualora invece vi fosse andato per attività retribuita o remunerativa non avrebbe potuto conservare alcun archivio psichico del luogo, nemmeno dopo cento trasferte.

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