Perkele!*

di Secessionista


Il regolamento parlava chiaro. Solo sei cani a equipaggio. Non era ammesso avere degli animali di rimpiazzo. Ma, dopo una sola settimana, a Jussy rimanevano solo quattro Huskie. Ne aveva persi due perché aveva voluto spingersi avanti troppo in fretta, sfiancando la muta e rischiando di rompere la slitta varie volte. D’altro canto, era certo di essere davanti a tutti. Non c’era nessun bivacco all’orizzonte. Mentre sistemava i cani per la notte pensò che l’indomani avrebbe potuto prendersela un po’ più comoda. Erano molto stanchi e non voleva perderne altri. Sbocconcellò un pezzo di carne di renna essiccata e una fetta di formaggio, poi sistemò il sacco a pelo sotto un gruppo di alberi che era un buon riparo dal vento. Si addormentò quasi subito, immaginando che la gioia di Ygrit, la sua donna, lo avrebbe ricompensato ampiamente della fatica. Aveva le braccia indolenzite. Del resto, a quell’andatura bisognava aggrapparsi saldamente alla slitta. Era in testa. Poteva considerarsi fortunato. Quando il paesaggio si illuminò d’improvviso credette che fosse esplosa una bomba. Ma non aveva sentito alcun rumore. Anzi, il bosco era immerso in un silenzio assoluto. Non si udiva nemmeno lo scricchiolio degli alberi carichi di neve. Strizzò gli occhi per abituarli alla luce troppo forte. Quando li riaprì lentamente, davanti a lui c’era un trono ricoperto di pellicce. Jussy conosceva bene il personaggio che lo occupava. Era il dio del Nord. Un bambino dagli occhi di ghiaccio vestito anch’egli di pelliccia. Stava da sempre sulla mensola, nella cucina della casa paterna. Del resto, di quegli idoli ce n’erano migliaia nelle case finlandesi, anche dove abitavano dei cattolici. Nessuna scomunica poteva essere abbastanza potente da riuscire a cancellare quel feticcio atavico. Il bambino lo guardò con un’espressione irata e calma insieme. “Quando vincesti la tua gara più importante avevi solo quattordici anni, ma eri già sleale come lo sei adesso. Ti osservai ingoiare la medicina proibita. Sapevo che ti avrebbe fatto arrivare davanti agli altri. Ma non ci fu merito nella tua impresa. Non volli punirti allora, perché sapevo che, prima o dopo, avrei potuto incontrarti nel mio regno. Io ti condanno a vivere nel dubbio. Da domani, l’incertezza prenderà il posto dell’arroganza che covi nell’anima.”
Si fece di nuovo buio e l’uomo prese la torcia per illuminare il punto dove aveva visto il trono. Non trovò nulla. Al risveglio, capì di aver sognato e si mise di buona lena a preparare la muta. Stava per dare il segnale della partenza, ma si voltò per l’ultima volta per controllare di non aver dimenticato nulla. Fu allora che notò le piccole orme nella neve, che terminavano in una specie di avvallamento rettangolare. Si girò di scatto, preferendo non indagare oltre. La slitta partì con un sobbalzo e Jussy si concentrò immediatamente sulla pista. Ma il dubbio gli rimase.
Perkele è un’imprecazione finlandese che equivale più o meno al nostro “Al diavolo”. È talmente oscena che viene usata molto di rado.
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