Il clandestino

di Secessionista


Nel regno della principessa Fluoexetilla e del di lei padre, Innocenzo Tremilacinquecentoventinovesimo, il sorriso era obbligatorio. Chiunque venisse sorpreso a non sorridere (o a non ridere), veniva immediatamente condotto ai campi di rieducazione emotiva. Alla lunga, le pieghe del sorriso divennero un patrimonio genetico trasmesso di padre in figlio. In una certa qual misura, quel rictus isterico fu anche la causa iniziale del diffuso benessere. Infatti, dagli altri regni devastati di continuo da guerre e carestie arrivavano ogni giorno migliaia di viaggiatori, che volevano fare la cura del sorriso e dimenticare così i loro affanni. Gli unici abitanti del regno cui era permesso essere seri, o persino tristi, erano i bambini malnati, in quanto crescendo in mezzo a gente sorridente alla fine si adeguavano anche loro. È davvero difficile restare seri o malinconici quando si è circondati da gente allegra. Questa storia parla proprio di un bimbetto, chiamato Serius, manco farlo apposta. Serius viveva come un orfano nelle cucina di Sua Maestà, perché i genitori lo avevano rifiutato alla nascita, fuggendo orripilati alla vista delle profonde rughe di saggezza che gli solcavano la fronte. All’età di otto anni, il bambino non aveva ancora dimostrato alcuna qualità, salvo la capacità di portare in tavola ben dieci piatti di carne in un colpo solo, il che faceva divertire parecchio i soldati e le loro puttanelle. In realtà, Serius aveva un udito straordinario, ciò gli consentiva di cogliere ogni parola di conversazioni che avvenivano a distanza di chilometri. Ma nessuno se n’era mai accorto. Una sera, dopo che il ragazzino finì di sparecchiare la lunghissima tavola degli armigeri, sedette in un angolo appartato e si mise, quasi senza volerlo, ad ascoltare il fitto dialogo che si stava svolgendo tra un soldataccio ed un nobile, il cui cappello piumato lo faceva sembrare un tronfio pappagallo. Nella sala regnava il chiasso, eppure Serius riusciva a distinguere ogni parola detta dai due uomini. Sfortunatamente, un altro inserviente notò lo sguardo assorto del bambino e gli chiese, scherzando se trovasse interessante quel che la coppia di uomini si stava dicendo. Senza riflettere, Serius gli riferì una buona parte del dialogo. Quella fu la sua rovina. Il mattino dopo, quattro soldati sorridenti, ma forzuti, lo sollevarono dal suo lettuccio per condurlo alle segrete. L’inserviente aveva voluto verificare ciò che Serius gli aveva raccontato, convinto che si fosse inventato tutto. Ma quest’ultimo non aveva aggiunto una sola virgola a ciò che aveva sentito. Così l’orfano divenne una minaccia per lo Stato. Mentre veniva trasferito alle prigioni, un soldato lo guardò dritto in faccia (era raro che ciò accadesse), dicendogli: “Hai le orecchie troppo appuntite, piccolo sgorbio. Ora imparerai cosa ti spetta per aver ficcato il naso in affari che non ti riguardano”. Le carceri erano affollatissime e fu impossibile trovare un posto per la piccola spia. Inoltre, il capo pattuglia pensò che non era il caso di lasciare Serius in mezzo a tanti prigionieri, dove avrebbe potuto ascoltare parecchi segreti scottanti. Perciò risolse di portarlo invece alla torre; una costruzione altissima che si stagliava sulla città da una collina piuttosto lontana. La cella era stata costruita con una gabbia sospesa nel vuoto, per esporre i criminali al pubblico ludibrio. Serius vi entrò incespicando nel pavimento sconnesso, e subito si mise a perlustrare nella gabbia. Ma il capitano voleva accertarsi di aver scelto la prigione giusta. Scese la lunghissima scalinata ed uscì, poi si mise a parlare a bassa voce, chiedendo al ragazzino se la sistemazione fosse di suo gradimento. Serius però continuò a fissare il panorama come se non avesse sentito nulla. Ormai, aveva imparato la lezione. Trascorsero ventitré anni, durante i quali il prigioniero ascoltò migliaia di discorsi. Il suo passatempo preferito era guardare i sudditi camminare per la via, seguirli finché incontravano qualcuno o si infilavano in un portone e poi coglierne il dialogo, che poteva riguardare semplici affari o gravi delitti, pettegolezzi cittadini e, in qualche caso, vari tentativi di rovesciare il governo attraverso piani più o meno ben congegnati. Alla fine, non c’era segreto, per quanto nascosto, che lui non conoscesse. Nel frattempo, nessuno si interessò di lui. La principessa Fluoexetilla aveva perduto il vecchio padre e regnava fingendosi munifica e bonaria. Quando Serius decise di fuggire, gli bastò mollare un cazzotto in faccia al carceriere che gli portava i pasti. Prima di uscire dalla torre, l’ex prigioniero si mise improvvisamente a sorridere; aveva imparato a farlo allenandosi per giorni e giorni. Questo lo rese irriconoscibile. Si presentò al castello vestito di velluto e con una spada scintillante al fianco destro che lo designava come patrizio. Sapeva benissimo dove trovare l’abbigliamento, grazie ai discorsi fatui di un nobilastro che si vantava di possedere il palazzo più sicuro del reame. Dopo aver conquistato i favori della principessa e la simpatia della corte, uccise tutti coloro che potevano contrastare la sua scalata al potere, ad iniziare proprio dalla dama. Ci furono minuziose ed inutili inchieste che durarono anni. Serius stesso esortava i magistrati a trovare il colpevole di tanto orrore. Che però era impossibile da scoprire. A differenza degli altri, il nuovo tiranno conosceva il valore del silenzio.

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