Effetti benefici del mal d’amore

di Secessionista


Anche lui aveva letto “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes, come tanti giovani della sua generazione. Quel libro non parlava solo di rapporti amorosi, anzi, quelli erano il pretesto per un discorso sui sentimenti molto più ampio, ma di tali dissertazioni colte faticò a capire il senso, mentre comprese fin troppo bene solo la parte che riguardava le attese d’amore. Sapere che altri al mondo potevano stare accanto al telefono per ore, come faceva lui, in attesa di una chiamata che non arrivava mai lo consolò. Dunque, i ritardi della donna amata, l’attesa di una sua chiamata o di un messaggio, la totale disponibilità a recarsi da lei, se ne avesse manifestato il bisogno, anche alle tre del mattino, non erano caratteristici solo della sua storia tormentata. Infatti, milioni di innamorati condividevano la sua follia. Capitato per caso proprio nel mezzo di una terribile tempesta emotiva, il libro fu l’ancora di salvezza di un’anima quasi ormai alla deriva. Rileggendolo cento volte riuscì a sostenere i peggiori attacchi di disistima verso sé stesso, e ad allontanarsi piano piano dall’oggetto della sua passione. In seguito, smise di comportarsi come un cane, che è fedele al proprio padrone anche quando questi lo picchia. Se gli capitava di fare la corte ad una donna e di accorgersi che lei non ricambiava il suo interesse, semplicemente lasciava perdere. Fu così che tante relazioni iniziarono e finirono senza clamori. Senza capelli strappati. Senza inutili struggimenti. Aveva imparato la lezione. Sapeva voler bene. Sapeva come far felice una donna. E tanto gli bastava. Gli anni trascorsero indifferenti. Dopo la laurea si immerse completamente nel lavoro, la sua unica vera passione. E il successo ne fu la naturale conseguenza, anche se talvolta, sopratutto di notte, gli capitava ancora di percepire il dolore dell’attesa. Era come un lieve e dissonante sottofondo musicale o una fitta improvvisa: per certi versi, somigliava alla dipendenza psicologica dall’eroina che aveva osservato spesso, anche in chi si era definitivamente liberato dalla schiavitù della droga. Ma durava un attimo; un bagliore di lampo dentro a un sogno. Al risveglio, il suo primo pensiero era: “Tutto va bene”. Da un certo momento poi, gli affari iniziarono ad andare avanti da soli. Bastava, ogni tanto, una piccola correzione di rotta. Ciò gli lasciò molto tempo per pensare e un giorno, mentre fumava una sigaretta seduto davanti al camino, si mise a ricordare le molte donne che aveva avuto al suo fianco. Voleva in qualche modo stabilire una priorità, una scala di valori che gli permettesse di decidere quale compagna fosse stata importante e quale meno. Ma scandagliando in lungo e il largo la memoria non fu in grado di attribuire un valore diverso ad ogni relazione. Erano state tutte vive, felici, spensierate, e però incolori. “Si. Ma vuoi dirmi che non hai mai desiderato nessuna?” Si chiese. La risposta, per quanto tentasse di evitarla, fu “No”. Era stato bene con loro. Nient’altro. Si diede dello stupido per aver cercato di fare la classifica dei suoi amori. Si disse che quelle sono cose da ragazzini. Invece, di lì a qualche giorno dovette ammettere con sé stesso una mancanza anche più grave; in lui il desiderio era spento, da molto molto tempo. Anzi, fu certo di non averlo mai provato, se si eccettua la brama di eccellere e di fare bella figura in società. Vide chiaramente per la prima volta il vuoto esistenziale, la pavidità che aveva mascherato da sicurezza. Capì di non aver dato alcuna vera chance alle donne che aveva incontrato. Capì che in fondo lo avevano lasciato proprio per questo (o lo avevano annoiato tanto da farsi lasciare). Ciò lo intristì, ma quando era in mezzo alla gente, nessuno si accorgeva del cambiamento. Il suo fare gentile ed educato continuava a conquistare tutti. Sotto, il vuoto si allargava. In sei mesi invecchiò come se fossero passati sei anni. E pian piano diradò gli inviti mondani, chiudendosi in biblioteca a leggere e ascoltare musica per giorni interi. Poi, un pomeriggio nebbioso d’inverno, ricevette una telefonata. Era la ragazza che lo aveva ferito quasi mortalmente un milione di anni prima. Così, la sua dipendenza personale da una droga che non esiste tornò a farsi potente, bastarono poche frasi al telefono. Diventando donna, la sua vecchia fiamma aveva incontrato fior di mascalzoni, ai quali si era concessa sempre con grande ingenuità (questo almeno sosteneva). Ora sentiva il bisogno di una solida spalla alla quale appoggiarsi, e lui le era tornato alla mente proprio perché era un uomo del quale ci si può fidare ciecamente. Quasi senza avvedersene, il maturo imprenditore assentì ad ogni richiesta della donna. In capo a due minuti aveva già ipotecato il suo tempo a venire e una congrua parte delle sue risorse finanziarie. La telefonata, iniziata alle tre del pomeriggio, terminò al crepuscolo. Solo dopo aver deposto la cornetta lui realizzò di non aver chiesto il numero di telefono alla donna. Né lei aveva creduto opportuno comunicarglielo. Una rabbia cieca lo assalì allora. Si rivide stupidamente fermo in bicicletta davanti a quel portone che non si decideva ad aprirsi. Non poteva avere dubbi. Ci era ricascato in un niente, come se gli anni e le molte esperienze sentimentali fossero stati inutili. Con l’anima in tumulto, decise che alla prossima telefonata della donna si sarebbe rimangiato tutto. Al massimo le avrebbe mandato un mazzo di fiori ed un cospicuo assegno. Ma niente di più. Dentro di lui, era come se due folletti lo tirassero da direzioni opposte. Il demone della razionalità sembrava forte, con i suoi argomenti solidi e ben costruiti. Ma dall’altra parte c’era il ricordo, che conosceva bene la parte dell’imbonitore e tirava fuori incessante mille istantanee di quel tenero viso femminile. Si appoggiò alla finestra dello studio e guardò verso gli alberi del frutteto. Si sentiva malissimo. Quell’incertezza era quasi insopportabile. Però il colore dell’erba era più intenso di come lo avesse mai visto. Però ora sentiva i cinguettii che da tanto non ricordava. Insomma, in quella ritrovata sofferenza amorosa aveva riavuto indietro anche il desiderio perduto e la voglia di vivere. Cosa ne sarebbe stato di lui se avesse ricevuto di nuovo un rifiuto? O se avesse scoperto che la donna stava cercando solo un comodo nido nel quale riposarsi, per poi volar via alla prima occasione? Avrebbe fatto la figura del cicisbeo? Beh! In fondo erano fatti suoi. Era disposto a correre il rischio. Prese il quotidiano e diede una scorsa alla rubrica degli spettacoli. Dopo mezz’ora era davanti alla biglietteria del teatro, dove quella sera era in scena la Turandot. Sorrise, mentre la maschera sollevava il pesante tendaggio che celava l’accesso alla platea.

Annunci