Antipedagogia del tempo

di Secessionista


Il tempo è un’astrazione umana che ha due aspetti, uno buono, l’altro cattivo. Il lato buono del tempo è quello che ci permette di coordinarci tra noi, di stabilire con precisione lo spazio del lavoro e quello della vita privata, di sapere che tra due mesi circa arriverà la primavera. Senza il tempo, sarebbe impossibile trovarsi ad una data ora e in un dato luogo contemporaneamente ad altri. Poi c’è il lato cattivo. Quest’ultimo ha a che fare con l’ansia, con gli interessi bancari, con il bisogno di fare le cose sempre più velocemente. Un amico, anni fa, fece questo interessante esperimento. Casa sua distava circa venti chilometri dal centro città. Un giorno percorse tale distanza cercando di essere il più veloce possibile. Il giorno seguente la rifece ad un’andatura normale. I tempi di percorrenza furono pressoché gli stessi. Allora, perché correre? Perché è un imperativo sociale. Fin da bambini ci viene insegnato che perdere tempo è un peccato mortale. Certo, la religione non lo dice, ma lo dicono tutte le società occidentali. In pratica, ciò che ci viene inculcato, è che abbiamo a disposizione un quantitativo ben definito di tempo. Guai a sprecarlo. Quando avevo vent’anni, credevo di avere davanti parecchio tempo. Invece avrei potuto morire a vent’anni e un mese. Quindi? Quanto tempo abbiamo? Nessuno lo sa, eppure ci comportiamo come se avessimo un capitale/tempo che deve fruttare il più possibile. Dobbiamo essere veloci per “guadagnare” tempo. Altra idea grandiosamente STUPIDA. Chi conosce la vera essenza del piacere, sa che esso richiede lentezza, non velocità. Dall’altra parte, c’è l’eiaculazione precoce, che come paradigma della velocità mi sembra perfetta. Il tempo che ci imprigiona è uno strumento capitalistico. Nelle società arcaiche, invece, segue soltanto i ritmi delle stagioni. Sensato, no? In occidente, il tempo è un valore bancario. Dato X il valore capitale e trascorso un tempo Y il valore dovrebbe aumentare. La Grecia, proprio in questi giorni, ha contrattato un po’ di tempo con il suoi voraci creditori. E poi c’è la trappola sociale del tempo giusto per fare un determinata cosa. La patente si prende a diciotto anni ma, volendo, nulla osta che la si conseguisca a ventotto anni, o a quaranta. Eppure, siamo stati tutti ansiosi di avere la patente di guida il prima possibile. E quando per compiere un’azione ci mettiamo più tempo di altri veniamo subito catalogati come incapaci. Non sto ad aggiungere altri esempi della fregatura tempo, l’elenco sarebbe molto lungo. Spero che chi mi leggerà qui sia giovane. Che queste poche righe possano servirgli ad appropriarsi del tempo come una funzione della sua personalità, e non dell’appartenenza ad un gregge. Che sia un poco più chiaro a tutti che questi aspetti del tempo sono altrettanti condizionamenti che ci rendono schiavi, laddove dovremmo essere liberi di scegliere quanto, quando e come vogliamo usarlo, sprecarlo, dimenticarcene. In fondo, ho scritto questa riflessione perché amo il tempo (cosa sarebbe la musica senza di esso?), ma appunto perché lo amo rifiuto qui e ora la prostituzione del tempo che per molto tempo ho creduto indispensabile. Me lo avevano insegnato, e chi ero io per arrogarmi il diritto di mettere in dubbio queste incrollabili verità?

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