Note di guerra

di Secessionista


L’avanguardia stenta a passare. Un plotone di Si bemolle si allarga, salta la trincea, mentre i tamburi in sottofondo rullano incessanti. Per un lungo intervallo, pare che il nemico riesca a piegare le prime file, ma la linea melodica non cede. Eroiche variazioni del tema si insinuano tra le orde degli avversari. Muoiono in un istante, senza timore, mentre altri suoni di corni giungono in loro soccorso. La battaglia divampa sulle colline, dove aspri contrappunti si fronteggiano, violini in testa, tentando scale cromatiche inusitate. Tutti si attendono che dalle retrovie arrivi finalmente il suono decisivo, che però tarda. Forse, il fiele della diserzione ha avvelenato il drappello degli accordi pronti ad entrare in campo. Dopo l’ouverture trionfale, il micidiale fuoco di fila del bieco avversario ha infragilito il dialogo tra archi e ottoni, che riecheggiano sempre più debolmente. Il momento è fatale. Una lunga pausa tragica fa alzare gli archetti dalle corde. Dal territorio nemico arriva un sordo brusio, come di lontani stridori micidiali. Ma, ecco, dal fondo dei contrabbassi si alza un trillo solitario. Buca il cielo grigio e si trasforma in un immenso fuoco artificiale che tutto illumina, tutto riscalda, tutto chiarisce. Da lì in avanti, fino al gran finale, Do e Fa saltellanti scoppiettano a mezz’aria, mentre l’oboe richiama altre note al proscenio. Finalmente, la minaccia è vinta, l’entusiasmo è alle stelle. Canti non più sussurrati riempiono l’aria di un solenne afflato. L’orizzonte è ormai sgombro. Le nuvole nere sono dapprima sospinte, poi dissipate, dalla luce che entra nel quarto movimento. Da oggi, nella cittadella del mio cuore inizia una lunga festa. La tristezza è sconfitta. Ne rimane soltanto qualche brandello mutato in struggente nostalgia. La matematica che si nasconde nel pentagramma ha sortito il suo esito benevolo. Alleluia!

Annunci