Una cosa bella

di Secessionista


Era lì per affari, come sempre. Si occupava di lottizzazioni e quel lavoro copriva tutto il resto come una coperta calda, talvolta troppo calda e pesante. Sotto la superficie della coscienza, brulicavano i ricordi di molti momenti felici, anche se lui non se ne accorse. Faceva parecchio freddo, così si tirò su il bavero del cappotto, un po’ infastidito dal ritardo dei clienti. Davanti a sé aveva un rettangolo di terra coperto dalla neve. Si poteva coglierne il confine perché era contornato da piccoli fossati per il drenaggio. Era un terreno agricolo, ma presto sarebbe divenuto un sito industriale. Almeno, così sperava lui. Mentre aspettava, incerto se tornare a sedersi in auto o mettersi a camminare per contrastare il freddo, un pettirosso volò sul ciglio del fosso di fianco alla stradina. Era un bell’uccelletto vivace e si mise a saltellare avanti e indietro, tutto affaccendato a cercare qualcosa da mangiare sul ciglio scosceso. L’uomo si scoprì ad invidiarlo. Quel piccolo animaletto aveva pochi, semplici compiti. Nutrirsi, dormire, volare, accoppiarsi.

C’era stato un tempo in cui anche il geometra Lorenzi viveva così? Si. Quand’era ancora un bimbo. D’improvviso, una scena gli tornò davanti, attraverso gli occhi della memoria. Malgrado non la vedesse davvero, era vivida e ricca di dettagli. Sul bordo del fosso, una banda di ragazzini giocava a chi saltava più in lungo. Lui avrebbe saltato per ultimo, perciò osservava gli altri con molta attenzione. Gli sarebbe servito per evitare di cadere nell’acqua fredda, come aveva appena fatto il più pasticcione dei suoi compagni di giochi. Quando anche lui spiccò il salto, seppe subito che avrebbe vinto. Per qualche istante gli parve persino di volare e cercò in tutto i modi di ritardare l’atterraggio agitando le gambe in aria. Poi toccò e la neve gelata fece un piccolo rumore. Crac.

Aveva le dita dei piedi intorpidite e nell’impatto gli fecero un po’ male. Chi lo dice che nella felicità il dolore non può esistere? In quel momento lui era al settimo cielo, eppure la botta gli fece sentire mille spilli che si conficcavano sotto la pelle. Poi, un motore in avvicinamento lo fece tornare in sé. Gli investitori erano arrivati. Bisognava chiudere l’affare in fretta e rimettersi in macchina per l’incontro successivo, a trecento chilometri di distanza. Non ci volle molto. Il posto andava bene e il casello autostradale era abbastanza vicino. Perfetto. Si accordarono per rivedersi qualche giorno dopo per le firme, quindi il gruppetto si sciolse e l’auto dei nuovi proprietari del terreno ripartì sgommando.

Lui rimase ancora qualche attimo. Potendo, avrebbe preferito che quei campi restassero a disposizione dei pettirossi. Ma sapeva che non c’era niente da fare. Se non li avesse venduti lui, ci avrebbe pensato qualcun altro. Mentre si metteva alla guida, si chiese se l’umanità stava andando nella direzione giusta. Ad ogni modo, lì, sperduto in campagna, aveva casualmente ritrovato una cosa bella. Sarebbe accaduto ancora, forse, e quel pensiero lo riscaldò dolcemente. Per il fine settimana successivo, decise di portare i bambini a giocare con la neve da quelle parti. Anzi. Poteva noleggiare un minibus e scarrozzare tutti i bimbi del condominio.

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