Un cestino di frutta

di Secessionista


È un cestino della tua frutta preferita. Nient’altro. Lo hai appena acquistato. A casa, lo hai posato sul tavolo ed ora ti appresti a gustare questa  delizia appena arrivata in città. Ma non sa di nulla. Quest’anno l’estate è stata poco soleggiata. Piove da mesi. La terra è stanca. Ora, sappi che la stessa cosa vale per la tua vita. Qualcuno l’ha dilavata, le ha tolto il nutrimento, l’ha mantenuta in ombra. Perciò ora accetti senza batter ciglio che accadano fatti inauditi. Che le persone siano divenute un dato economico, al massimo sociologico, perdendo del tutto la loro identità. Niente sole, niente cibo dell’anima. Niente amore. Come vegetale, avrai meno aspettative. Infatti, ti accontenti di un telefonino, una piccola auto, uno scenario di vita virtuale senza abbracci e privo di orgasmi. Sottotono. Sottovoce. Quasi in silenzio. Sei in linea perfetta con il funzionamento dei macchinari da consumo. D’ora in poi, basterà una piccola scintilla di desiderio partita da una pubblicità realizzata apposta, e tu scenderai tra la folla diventando folla, e ti accapiglierai per un prodotto universale indefinibile. Questa, sappilo, è stata l’ultima volta che hai notato come la frutta fosse tanto insapore. Da domani, anche i tuoi sensi saranno eterodiretti e mangerai con gran gusto il cibo predeterminato che un controllore dei consumi ha addobato di stimoli opportunamente calibrati. Buon appetito, mister Bean.

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