Le dimensioni dell’amore

di Secessionista


Mi ero infilato in chiesa giusto per far passare una mezz’oretta, prima di incontrarmi con Oreste per cena. Di questo mi ricordo bene. Poi mi dev’essere capitata una di quelle assenze che raccontano spesso i miei pazienti. Avrei preferito essere vittima piuttosto della sindrome di Stendhal, che almeno non mi avrebbe fatto dubitare delle mie facoltà mentali. Ma qui non ci sono opere d’arte tanto belle da giustificare il vuoto che mi ha preso. Sono entrato alle otto di sera circa. Ora è mezzanotte passata e delle ultime quattro ore non ho alcun ricordo. Come se non bastasse, ho appena scoperto di essere stato chiuso dentro da qualche custode distratto. Potrebbe comunque non essere nemmeno colpa sua. Chissà. Magari non mi ha visto perché questa chiesa è troppo grande per controllarla bene. Magari mi ero nascosto, dato che non so cos’ho fatto finora. Potrei chiamare aiuto, ma che figura ci farei? Già immagino l’ironia dei miei colleghi. Quelli sono pronti a darmi addosso alla minima occasione. Inoltre, anche se sono agnostico mi ripugna mettermi ad urlare in una chiesa. Dato che dovrò starmene qui rinchiuso almeno per un po’ cercherò di passare il tempo cercando di ricordare. Si dice: “Medico, cura te stesso”. Se riuscissi a recuperare qualche dettaglio potrò archiviare sta faccenda senza preoccuparmene oltre. Dunque, appena entrato ho notato le solite beghine sedute nei primi banchi con il rosario in mano. Cera un bel fresco, al confronto con la calura di fuori. E dopo? Ora torno all’ingresso e cerco di ripetere i miei stessi movimenti. Qui sono andato a destra e mi sono messo a contemplare la statua di sant’Antonio. Il bimbo in braccio, sorridente, seduto rigido. Un capolavoro di equilibrismo. Il vecchio e il bambino. Puer aeternus. Il senso del tempo nell’inconscio, che non riconosce passato e presente. Abbiamo sempre l’anima del bambino che si sovrappone a ciò che siamo, anche a novant’anni. Sarà forse per questo che a volte gli adulti si innamorano di un bimbo, anche se non hanno alcuna tendenza pedofila. Un solo volto, tra tanti, può far scattare i meccanismi sotterranei dell’innamoramento. E può benissimo essere quello di un bambino. Anche se molti esperti di psiche sostengono di aver capito la genesi dell’amore, io mi guardo bene dal metterci mano. Lì sotto, lo stesso Freud si arrese. E chi sono io per considerarmi più bravo di lui? Appena dopo la statua è appeso un grande quadro orizzontale. A occhio e croce sarà almeno un metro per due. La mano del pittore è buona, ma non eccelsa. Si vede subito il tentativo di imitare Caravaggio, ma è decisamente malriuscito. Ora fa decisamente freddo, e l’aria ha preso un forte odore di incenso. Quando ero piccolo i gesti complicati del prete mi parevano parecchio simili a quelli del prestigiatore. Non comprendevo l’utilità degli svolazzi con le braccia o di quelle mani aperte verso lo spettatore. Si somigliavano finanche nell’abbigliamento. Entrambi indossavano vesti dorate o lucide, con parecchi dettagli elaborati; ghirigori sui risvolti della giacca o sul bordo della pianeta. Ora so che si trattava solo di liturgia, cioè di un espediente di facile impiego per non far vedere il trucco. Ma l’odore dell’incenso, invece, continua a turbarmi assai, anche se ho quarant’anni suonati. Cos’è questo scricchiolio? Sembrava il rumore di una persona che si alza da una panca. L’ho sentito tante volte durante la messa. Eppure qui non c’è nessuno oltre a me. Il quadro. Devo concentrarmi sul quadro. Di notte, in un posto così, è facile cadere vittime di qualche piccola allucinazione. Il dipinto rappresenta l’ascensione al cielo di un vescovo. Al centro, un capannello di preti e suore segue il protagonista nel suo moto verso l’alto. Un po’ più in là, alcune donne piangono. Altre si tengono una mano sulla fronte per non farsi abbagliare dal fulgore. Seduto per terra, anche un neonato addita il vescovo guardando la scena con gli occhi spalancati. La mescolanza di nobili e plebei è tipica dei dipinti settecenteschi. Segno che già allora i pittori avevano ben presente il concetto di target group; la pubblicità del prodotto “dio” doveva arrivare indistintamente a tutti. Solo un cagnolino tratteggiato nell’angolo sinistro si distrae addentando un pezzetto di carne. Stavo per lasciar perdere questo grande quadro dell’ovvio, ma c’è un’incongruenza interessante. Tra i contadini raffigurati sullo sfondo spicca il volto di porcellana di un pastorello. Nessun altro viso è riprodotto con altrettanta cura. Eppure, la mano è la stessa. Sono abbastanza esperto d’arte da poter credere che il dipinto sia opera di un solo artista. Forse provava una passione proibita per quel giovinetto. Perciò lo immortalò con un’attenzione speciale, mettendoci il meglio della sua abilità. Ma può succedere il contrario? Ci si può invaghire perdutamente di un volto che non esiste, se non sulla tela? Io penso di si. Ho conosciuto adolescenti che tenevano appeso in camera un poster di Marilyn Monroe e, malgrado fossero in piena tempesta ormonale, non avrebbero mai fantasticato di scoparla. Ora però è meglio se torno alla mia bizzarra amnesia. Dunque, a questo punto mi pare di aver risalito la navata. Come mi aspettavo, ecco il classico altare dedicato alla madonna che schiaccia il serpente. Ne ho viste decine, senza osservarle davvero. Sono stereotipi del bene, non donne reali e desiderabili. Il solito mantello azzurro cosparso di stelle. L’espressione paziente e solenne, il volto. Il volto è…

In quel preciso momento, il dottor Severino D ricordò ogni istante trascorso nelle ultime ore. Era rimasto per tutto il tempo a fissare negli occhi la madonna dipinta. Lei gli aveva parlato. Lo aveva ascoltato. Sorridendo, gli aveva tirato fuori il grumo di dolori e segrete aspirazioni che stava lì da sempre, appeno sotto la superficie della coscienza. Per l’uomo, abituato a nascondersi dietro un lettino da psicanalisi, era stata un’emozione troppo forte. Ad ogni modo, non era pazzo e non stava nemmeno per diventarlo. Si nascose in un confessionale e attese che la chiesa iniziasse a riempirsi per la prima messa del mattino. Poi, uscì mescolandosi alla folla. Negli anni successivi continuò a visitare la chiesa ogni giorno, fosse solo per qualche minuto. Chi lo conosceva come agnostico, finì per sospettare che il dottor D avesse ritrovato la fede in dio. Invece, aveva trovato l’amore; un sentimento vero, seppure a due sole dimensioni.

Annunci