L’ombrellone

di Secessionista


Si può stare sulla spiaggia con il cappello. Eppure, pochi sono quelli che rinunciano a prendere in affitto un ombrellone. Cucina, soggiorno, camera da letto sono le funzioni universalmente attribuite a questo antico strumento per la balneazione. Stare sotto la sua ombra è un’ossessione delle buone madri di famiglia, disposte a lottare duramente per accaparrarsi quei pochi centimetri quadrati di sollievo. La seconda preoccupazione di queste solerti guardiane del focolare domestico è fare da vedetta al bagno dei figli. Inoltre, con la coda dell’occhio, riescono ad esercitare un costante controllo, discreto ma implacabile, sugli interessi femminili del marito, dato che il maschio italico non manca mai di spogliare coi pensieri le donne a passeggio, infischiandosene del fatto che siano già praticamente nude. Qualche fila più in là, due ragazzi si baciano con grande concentrazione. I corpi, incastratati l’uno nell’altro, escludono automaticamente il resto del mondo, illudendosi che anche il resto del mondo faccia altrettanto.

Ricordano quel gioco infantile che consiste nel nascondersi agli altri mettendosi le mani davanti agli occhi. Se io non ti vedo, nemmeno tu puoi. Verso le cinque del pomeriggio, gruppi di uomini giocano a carte, mentre le donne sono impegnate nel pettegolezzo strapaesano e le adolescenti acerbe sbuffano, perché nemmeno oggi è arrivato il grande amore. Ogni tanto, nel tratto di spiaggia più lontano dalla riva, si alza un aquilone. Poi passa, urlando, un venditore di cocco: “Cocco. Cocco bello. Cocco fresco. Se ne mangi una fettina diventi più carina. Se ne mangi un fettone diventi un figone.” In quel momento, gli stabilimenti balneari sono stracolmi di gente bigotta, impicciona e maldicente. Eppure nessuno si sogna di rampognare Mister Coccobello per le sue rime osé. Potenza della lirica e di questo festoso carosello, aperto tutti gli anni dal quindici giugno al trenta agosto.

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