Stiamo camminando sulla bomba

di Secessionista


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Nonostante l’umana presunzione, il mare copre gran parte della superficie terrestre, e la salubrità  del nostro habitat dipende quindi dall’equilibrio tra mare e terra. Ora, ciò che è accaduto a Fukushima (e continua ad accadere) provoca un enorme avvelenamento delle specie marine, che moriranno o muteranno a causa della radioattività.

Ma purtroppo non si tratta solo di questo. La stessa acqua che sta già uccidendo milioni di creatura marine subisce una mutazione che è destinata a sconvolgere il nostro habitat in due modi; il primo attraverso la catena alimentare, perché non è ipotizzabile che l’inquinamento radioattivo rimanga circoscritto al Giappone, il secondo di ordine metereologico, in quanto la radioattività comporta una incontrollata generazione di calore che sta modificando le correnti in tutto il mondo.

Ora, dato che la catastrofe è in corso, ci si attenderebbe che l’umanità intera si mobilitasse per cercare di arginarla. Invece, ciò che regola le scelte degli stati è ancora un’ideologia malata come il capitalismo, nella sua forma peggiore che si fonda sulla necessità di consumare sempre di più. In pratica, stiamo scegliendo la strada più breve per il disastro. A questo punto, è probabile che la popolazione mondiale subirà una draconiana decimazione dovuta principalmente alla sua stessa ingordigia. Ricordiamoci che nessuna centrale nucleare sarebbe stata costruita  se la civiltà occidentale non avesse una fame insaziabile di risorse e fosse stata capace di limitare il boom demografico (anch’esso funzionale al consumismo).

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