Ciao Enzo. Grazie per il male che mi hai fatto

di Secessionista


Era un anno imprecisato, nel decennio iniziato nel 1970. Non ricordo se la tua canzone uscì prima o appena dopo il mio maldestro tentativo di suicido, motivato superficialmente dal rifiuto di lasciarmi guidare l’auto di famiglia da parte dei miei genitori (motivato invece profondamente dalla sfiducia che nutrivano verso di me). Non importa. Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Ma sono certo che senza quella tua canzone avrei potuto diventare uno dei tanti ingordi che fingono di non sentire i messaggi del dolore, preferendogli una comoda amnesia quotidiana. Comunque, quella canzone tu la cantasti ed io la sentii. Si intitola “Si vede” e parla di un amore tanto finito che si riesce a capirlo anche da lontano. Un testo semplice, affatto privo di concessioni romantiche o intellettuali. C’è di mezzo un ombrello, e l’uomo che attende la sua (?) donna, per poi vederla arrivare molto in ritardo con un ombrello qualsiasi, al posto di quello che lui stesso le aveva regalato. E da questo piccolo segno capisce senza ormai alcun dubbio di non essere più amato. Ora lo so cosa mi spinse ad ascoltare e riascoltare quel brano. Fino a quel punto, avevo sempre pensato di essere solo con il mio personale dolore di figlio non amato, non gradito, non desiderato. Ma da lì in avanti non potevo più sentirmi così disperato, perché intorno a me (la canzone me lo disse), tanti altri soffrivano la stessa desolante solitudine. Non quella di essere incompresi, bensì la più devastante certezza di occupare abusivamente uno spazio sul pianeta.

 

Eccoci qua, Enzo. Sei morto da qualche mese e nelle varie esequie digitali che sono seguite alla tua scomparsa ho ritrovato il senso di un grosso pezzo della mia vita. Ti ringrazio, anche se forse non sei più da nessuna parte o sei diventato sordo in un’altra dimensione.

 

Solo i dolori consapevoli possono salvare le anime, ed io ho questo grosso debito con te. Un tempo mi chiedevo a che serve immaginare di raggiungere una celebrità eterna. A parte il fatto non trascurabile che l’eternità è una bufala, credo rimanga bello sapere di aver fatto onestamente la propria parte per aiutare qualcuno. Di nuovo, grazie.

 

 

P.S. La canzone “Si vede” è di Enzo Jannacci, Credo sia compresa nell’album “Foto di famiglia”.

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