Storie e talenti

di Secessionista


Storie e talenti

 

Un giorno, un vecchio bucaniere incontrò un bambino che gli parve oltremodo ingenuo. Ridendo, lo canzonò per la sua bassa statura, poi si offerse di raccontargli una storia che, a suo dire, arrivava direttamente dal cuore della Cina. Il ragazzo aveva parecchia fretta, ma temendo di offendere quel vecchio marinaio decise di dedicargli comunque qualche minuto del suo tempo. In fondo, non sarebbe cambiato nulla se avesse consegnato la lettera subito oppure dopo un’ora. Quando il bucaniere iniziò a parlare, un corvo si posò sul muro di cinta della casa di fronte. Ma i due non se ne accorsero. La vicenda riguardava la moglie di un sarto, la quale si lamentava spesso delle scarse attenzioni erotiche del marito. A forza di bisbigliarne sottovoce ad ogni conoscente che incontrava, la donna era riuscita a far arrivare la sua voce fino alla corte imperiale di Pechino. Lì, la udì un ufficiale che conosceva il sarto fin da quando era bambino, perché suo padre lo portava proprio nella piccola bottega del sarto per fargli confezionare gli abiti più sfarzosi. Il comandante se ne adombrò, come se quelle parole maligne fossero destinate a lui stesso. Due giorni dopo partì alla volta della provincia dello Xilang, dove viveva la famiglia del sarto. Nessuno conosceva il motivo di quel lungo viaggio, anche perché l’astuto militare si era travestito da mercante di stampe. Arrivato sulla piazza di un miserabile paesino circondato da risaie e infestato dalle zanzare, si rivolse al capo villaggio, chiedendogli se fosse vero che lì vicino viveva un sarto incapace di rendere felice la propria moglie. Alla risposta affermativa dell’uomo, si fece dire dove abitasse un tale cialtrone e si diresse senza indugio alla minuscola bottega in fondo alla via principale dove uno splendido abito di seta ciondolava pigramente al vento della sera. Il sarto non c’era, ma il maestro d’armi trovò invece la donna che in cuor suo detestava da tempo, pur senza conoscerla. “Gentilissima. Mi dicono che qui lavora un valente artigiano. Ho bisogno di una veste da cerimonia entro la settimana prossima. Voi dite che riuscirò ad indossarla?” La donna, bella e provocante, lo scrutò dall’alto in basso: “Certo che si, signor mio. Ma sulla qualità non posso darvi alcuna garanzia. Pur essendo la moglie del sarto che cercate, non posso affermare che egli sia un gran perfezionista senza tema di esser tacciata di bugiarda…” Così dicendo, la signora fece un lieve movimento, apparentemente involontario, lasciando intravvedere al giovane un’occasione erotica bell’e pronta. Ma il comandante della prima guarnigione imperiale aveva già deciso la sua punizione. Estrasse la spada e tagliò quella bella testa femminile con un sol colpo ben assestato. Poi, attese il ritorno del sarto. Quando questi entrò trovò un lago di sangue dal quale la moglie lo fissava, finalmente innocua e silenziosa. “Perché l’avete uccisa, nobile armigero? Come può avervi offeso mia moglie, che non faceva male a nessuno?” “Invero mi ha offeso profondamente, ma nella figura di un antico affetto virile. L’uomo che questa indegna femmina coglionava era stato il mio sarto quando ero ancora un bimbo…” a quel punto, il vecchio artigiano riconobbe in lui il bambino che aveva vestito tante volte, un milione di anni prima. “Sapevate,” soggiunse questi “che lei si burlava del vostro amore? Ma non per questo l’ho uccisa, poiché se si fosse limitata a lamentarsi delle vostre scarse attenzioni amorose l’avrei lasciata vivere. Anzi, forse ne sarei divenuto persino l’amante, pur di toglierle motivi per insultarvi. Invece, ella ha creduto bene di ferire la vostra dignità di artista sopraffino. Ed a ciò non potevo restare indifferente.” Fu così che il sarto seppe di essere sempre stato lo zimbello della donna che gli viveva accanto, chiedendo di continuo lussi e comodità senza provare nemmeno il minimo scrupolo a sparlare dell’uomo che sgobbava giorno e notte per procurargliele. Per quanto vecchio, dopo alcuni anni si risposò, con una compagna giovane e timida che gli diede inaspettatamente la gioia di una tardiva paternità.  Il racconto del bucaniere era finito. Il giovane lo guardò cercando di capire quale fosse la morale della storia. Ma il marinaio non disse più nulla, mentre il corvo si alzava gracchiando come una donna pettegola infastidita dalla verità.

Annunci