Controcampo

di Secessionista


ImmagineIn vita mia non mi era mai capitato di andare a puttane. Con gli amici sostenevo che non avrei potuto toccare, baciare o penetrare una donna senza che provassimo reciprocamente amore, o almeno attrazione. Ma la verità era infima e colpevole; mi faceva letteralmente schifo l’idea di infilare il mio sesso dove ne erano entrati tanti altri. Per contro, la possibilità di possedere un corpo femminile del quale non conoscevo nemmeno il nome mi intrigava parecchio. Perciò, avevo dovuto imprigionare questa spiacevole pulsione in un posto molto lontano dalla coscienza. Per oltre vent’anni riuscii a tenere a bada una faccenda tanto delicata, anche perché un tempo avevo numerose amanti portate ai giochi più strani. Poi fui trasferito come caporedattore a Torino,dove vivo da oltre un lustro. Le mie fortune amorose sono impallidite fino a diventare un ricordo pallido ed incerto, così, circa una settimana fa, decisi finalmente di infrangere il mio personalissimo tabù. Vorrei qui chiarire che non mi spinse alcuna urgenza ormonale (sono sempre stato dotato di un ferreo autocontrollo persino mentre avevo un’erezione) bensì la voglia irrefrenabile di godere liberamente, preoccupandomi soltanto del mio egoistico piacere.

Nella Torino che conta, mi sono fatto un certo nome come intellettuale acuto, sobrio, misurato. Ho persino una specie di fan club formato sopratutto da signore piuttosto mature, molte delle quali allaccerebbero volentieri una relazione o una tresca con il sottoscritto. Io però non ho ceduto a tale tentazione, per non incrinare l’immagine di “maitre a penser” che mi garantisce un’esistenza agiata e rispettabile. Di conseguenza, qualsiasi tentativo di seduzione mi scivola addosso come l’acqua sul marmo. Dunque, per farmi una scopata coi fiocchi scelsi una normale professionista, di quelle che si possono trovare su un qualunque marciapiede. Scartai senza esitazioni le prostitute d’alto bordo che si chiamano eufemisticamente “hostess”, perché di solito tendono a fare anche da dame di compagnia, sono brave a spiare e curiose per natura. Inoltre, si contattano solo attraverso amici degli amici, lasciando una file di briciole piuttosto compromettenti. E poi, per quel che avevo in testa, una ragazza giovane e non troppo esperta andava senz’altro meglio.

Era venerdì sera. Presi l’auto e mi diressi verso una delle anonime arterie che escono dalla città. Ci ero passato per caso qualche giorno prima. Notai con interesse che era popolata da ragazze dell’Est vestite quasi di nulla. Certo, dalla facce che vidi, dovevano esserci anche parecchie minorenni a battere. Considerai mentalmente di assicurarmi che la prescelta fosse maggiorenne, prima ancora di farla salire in macchina. Le ragazzine piacerebbero anche a me, ma non tanto da voler rischiare lo sputtanamento o, peggio, la galera. Ero circa a metà del viale quando la inquadrai. A differenza delle colleghe, vestite in maniera volgare, indossava un paio di pantaloni bianchi aderenti ed una felpa con cappuccio dello stesso colore. Bionda, con gli occhi verdi e la pelle chiarissima, sembrava la Regina delle nevi. Mentre accostavo l’auto ed abbassavo il finestrino sentii un leggero pizzicore sottopelle; quasi un presagio della notte di sesso che stavo per vivere. “Posso pagarti molto bene, ma non voglio minorenni. Quanti anni hai?” “Sono di diciotto, compiuti un giorno fa.” Per soprammercato, mi sbandierò la sua carta d’identità davanti al naso.

Era lei senza ombra di dubbio, ma sembrava la sua gemella buona, talmente appariva diversa nello sguardo e nell’espressione del viso. Invece di indurmi a desistere, ciò mi eccitò ancora di più; avrei scopato la giovane donna disinvolta sapendo che dentro di lei stava nascosta un’ingenua contadinella. Diciott’anni compiuti da poche ore. Se avessi deciso prima di compiere il mio tour avrei dovuto lasciarla sul marciapiede. La cifra che chiese era modesta. Le feci una controproposta puntualizzando che la volevo per tutta la notte. Prese il cellulare, ebbe una breve conversazione con il suo “datore di lavoro” e salì in auto senza dire altro. Scelsi un motel in collina piuttosto fuori mano, che mi era stato raccomandato per l’assoluta discrezione. Quando mi allungai verso il sedile posteriore per prendere la valigetta ebbe un fremito di paura. Non avevo provveduto ad istruirla durante il viaggio: “Tranquilla. Non sono un sadico”. Questo bastò a rassicurarla. Non descriverò nel dettaglio ciò che accadde in seguito. E’ un racconto privo di qualsiasi importanza. L’unica cosa che conta è che ora so come nutrire la mia anima oscura.

“Pronto, Elena? Devo raccontarti quello che mi è successo stanotte. Sono stata con un tipo che deve avere un sacco di grana. Mi ha portata in un bel posticino sulle colline. Invece di scoparmi mi ha infilato di tutto. Mi ha legata al letto… insomma, me ne ha fatte di tutti i colori. No. Non mi ha mai fatto male e poi ho goduto. Tante volte. Anche se non volevo che succedesse.” “Ma allora dovresti essere contenta. Con i porci che incontri di solito, almeno questo era uno educato.” “No, no. Non mi sono spiegata. Ti ricordi il film dove c’è un uomo che non ha odore? Ecco, lui dentro era tanto freddo che sembrava fosse senza l’anima.”

 

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