Senso di colpa vendesi

di Secessionista


Avrò avuto quattordici o quindici anni al più. Questa cosa accadde una sera, nel laboratorio di tappezzeria di alcuni amici. Tre fratelli, due ragazze ed un ragazzo, che mettevano a disposizione il locale come punto di ritrovo della compagnia, ché andare al bar costava troppo anche allora. Ricordo la radio a tutto volume, ed i più audaci che tentavano un lento, malgrado il posto non fosse affatto adatto allo scopo, per così dire. Insomma, io che mi sentivo un brutto anatroccolo stavo a guardare le azioni degli altri, ascoltando le chiacchiere degli altri, da dietro gli occhi, come da un palchetto di teatro. In quel momento, che ho appena rammentato, concepii questo pensiero: “le mie mani non sono mie, o almeno, non ubbidiscono ai miei comandi, perciò potrebbero compiere le azioni più riprovevoli senza che io ci possa fare alcunché. Anzi, tutte le cose sbagliate che le mie mani faranno in futuro, saranno visibili sotto una qualche forma di difetto della pelle, o delle dita o delle unghie.” Fu così che misi le basi per il florido sviluppo della psoriasi che mi deforma gli arti superiori ormai da molti anni. Ma se ho scritto tutto questo è stato per assolvermi, finalmente, dato che ora so per certo di non aver meritato in alcun modo questa malattia, né lo sguardo schifato che essa provoca in chi mi guarda le mani.

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