La Fuga

di Secessionista


Ho dodici anni. Scappo, scappo. Con me c’è solo la bici. Chilometri di nebbia mi separano dalle botte che avrei preso rimanendo a casa. Ma io sono più furbo. La mia furbizia tinta di disperazione mi sta portando lontano. Ho i fiammiferi, mi organizzerò per il caldo. Niente fame. Solo molto freddo. Nelle ossa. Nella mente. Del resto, sono un bambino sbagliato. Perciò soffro di solitudine. So che sono diverso. E mio padre fa bene a picchiarmi perché non rigo diritto.

Non voglio prenderle. Proverò a nascondermi nell’argine dell’Adige. Di lì faccio una lunga picchiata con la bici. Come volare verso il basso. E poi. Poi dove mi riparo…? Ecco lì un po’ di rami tagliati. Li disporrò a mo di capanna e mi ci metterò sotto a dormire. Nel frattempo curerò il freddo con un bel falò. Ci provo varie volte. Ogni fiammifero si spegne miseramente. A causa dell’umidità, credo. Insomma. Non riesco a diventare autonomo con il riscaldamento.

Sta scendendo il buio e tra poco diventerà davvero dura. Non potrò nemmeno spostarmi. Non ho il fanale. Ci metto forse un’ora o due, ma alla fine realizzo che tra le botte ed una buona tazza di caffelatte prima di andare a letto, oppure restare su quest’argine, è sempre meglio tornare. Prima di decidere, sono stato ad occhi chiusi. Volevo vedere se arrivava il sonno.

Se ci fossi riuscito, allora potevo anche morire direttamente facendo un bel sogno. Come un uscita di sicurezza verso una qualche tranquillità, anche in cimitero. Mi chiedevo se avrei potuto sentire piangere la mia morte, o se mio papà avrebbe continuato ad ingiuriarmi anche davanti al prete.

Insomma, il maledetto sonno non ha voluto arrivare, i brividi mi impediscono di farcela, dentro il cappotto marrone che non tiene per niente caldo. La strada verso casa mi pare interminabile. E non sono sicuro di aver preso la direzione giusta. Dopo, ho trovato la vicina che spazzava il cortile e le ho chiesto aiuto. Così lei, dopo avermi rimproverato per la fuga, è andata dentro a parlamentare con il capofamiglia.

Lui ha promesso che non mi avrebbe toccato. Quindi mi ha dato la solita razione di calci pugni tirate di capelli, strattoni. Il mio cuore ha ricominciato a battere solo sotto le coperte. Lì dentro mio padre di solito mi lasciava stare. Infatti, tregua. Vorrei vivere senza mai alzarmi dal letto.

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