Attenzione ai treni in transito

di Secessionista


Un treno che andava da Verona a Milano, qualche mese fa, ha investito una persona. Non si è trattato di un incauto sgusciato sotto il passaggio a livello. Questa persona (non so se uomo o donna) è andata di sua iniziativa in mezzo alla campagna, si è stesa sui binari ed ha aspettato. Ha aspettato la fine del suo dolore, del senso di fallimento, dell’angoscia, della tristezza. Ha agito con chirurgica drasticità. Mettendo il corpo sulle traversine fredde, umide di nebbia. In un suo romanzo, Stephen King racconta che i treni si sentono già quando sono ancora molto lontani, se si tocca le rotaie, a causa della vibrazione trasmessa dalle ruote. Tonnellate di ferro avvisano puntuali del loro arrivo, imminente e inarrestabile. Eppure, quella persona è rimasta sdraiata. Quanta forza ha avuto il suo male di vivere, per impedirle di alzarsi e scappare? Il peso immenso di un nulla contro il peso della realtà.

              Un treno carico di manager, ragazzine attaccate al telefonino, studenti assonnati, operai, immigrati, è passato su quel nulla e lo ha nullificato definitivamente. Lo scandalo di cui voglio testimoniare non é il suicidio, ma i commenti dei passeggeri. Non racconto un’esagerazione se dico che qualche viaggiatore ha dato del cretino ad uno che ha deciso di morire così, facendogli perdere (a lui, un uomo d’affari super impegnato) il consiglio di amministrazione o l’incontro con la segretaria/amante. Sono ovvio, certo, se parlo delle decine di telefonate partite dal treno, per raccontare l’horror in diretta. Il problema è che questa imbarazzante banalità; la morte, vittima del cinismo sulla linea Verona-Milano, è vera.

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