Rapina a lieto fine

di Secessionista


“Dai Gnappo, che sennò fa in tempo a chiudersi dentro!” L’ometto corse verso la serranda con la pistola che gli ballonzolava in mano. Un istante, ed era già passato. Gli altri lo raggiunsero subito dopo. La tabaccheria sapeva di profumi maschili e polvere antica. Ma quello era un posto da 2.000 euro al giorno. Lo sapevano bene loro. Avevano fatto il conto di quanti clienti entravano ed uscivano ogni giorno dalla vecchia porta in alluminio. E quasi tutti con il giornale, la dispensa della collezione a puntate, il dvd dell’ultimo film. Quello che non sapevano, quei quattro scalcagnati rapinatori, era che il Lanzi non aveva mai portato in banca i soldi. Li teneva ben nascosti sotto la pedana del banco.

 

 

Perciò, mentre gli intimavano di star zitto e fermo, stavano camminando, ignari, su una vera fortuna; oltre unmilionequattrocentomila euro in biglietti di taglio medio. Il Lanzi non aveva mai temuto le rapine. Aveva una Uno scassata, e portava abiti talmente fuori moda che nemmeno alla Caritas li avrebbero accettati. Certo, qualcuno poteva accorgersi del via vai continuo nel suo negozio, però era convinto che, nel caso, sarebbero stati i finanzieri a fargli visita. Non dei malviventi con il passamontagna. Mentre ubbidiva agli ordini di quello che sembrava il capo, un brivido freddo gli attraversò la schiena. Come avrebbe fatto a sopravvivere, quando l’età fosse avanzata, senza i pochi soldi che aveva messo da parte?

 

 Decise che, anche se lo avessero picchiato, non avrebbe rivelato il suo segreto. Si prendessero pure i contanti della cassa. Poco male. Il giorno dopo poteva già iniziare a recuperare la perdita. “A Furio, nun te pare che er vecchio je sta a venì un mezzo coccolone?” Quello che parlò aveva uno sguardo come il ghiaccio. Ed il Lanzi sentì piegarsi le ginocchia. “C’hai raggione. Dai bottegaio, che ce basteno du minuti pè fa l’lavoro nostro.” In realtà lo Gnappo stava armeggiando già con la cassa, che però conteneva soltanto un po’ di banconote da cinquanta, venti e dieci. Scambiò un’occhiata eloquente con il capo. “N’do sta er malloppo grosso? Nun provà a fregacce. Da stamatina saranno entrati armeno ottanta clienti, e qua ce sta troppo poco in proporzione.”

 

 

Il tabaccaio doveva trovare in fretta una scusa qualsiasi per spiegare dove fosse finito il denaro mancante. “Sono andato in banca oggi pomeriggio a depositare.” “Ennò, ce voi davero fregà. Semo stati tutto er giorno qua de fòri, e nun te sei mosso da qua drento.” E il Calvo, di rimando: “o sai che ce famo a li falsi? Je mettemo un bel proiettile n’testa” La frase, quasi urlata, fu seguita da un violento ceffone che mandò a sbattere il malcapitato su uno spigolo del banco. Dopo pochi secondi, sulla sua faccia comparve un sottile rivolo di sangue che scese dalla fronte alla guancia destra, fino a spegnersi sul mento tondo. L’anziano bottegaio aveva sempre avuto paura del dolore, tanto da rifiutare persino gli esami del sangue. “Dai vecchio, non costringerci a farti qualcosa di peggio.” Il cambiamento della parlata, ed il tono duro del delinquente, gli fecero capire che doveva davvero temere quella minaccia, così, con il cuore attanagliato dall’angoscia, si risolse a dire che i soldi erano sotto il legno della pedana.

 

 

Senza perdere neanche un minuto, i quattro compari spinsero lo spinsero in mezzo al negozio e si misero a far forza sul bordo della pavimentazione, staccandone le assi quasi con rabbia. Ciò che videro fu un una montagna di soldi. Tanti insieme, non li avevano mai nemmeno immaginati. Misero tutto nei capaci borsoni, poi legarono il vecchio e lo imbavagliarono, con mosse esperte e veloci (uno di loro, il capo, aveva una lunga sequenza di rapine alle spalle). Uscirono di gran carriera. Ma lo Gnappo non volle andarsene subito.

Era la prima volta che maneggiava una pistola. Gli sembrava assurdo usarla solo per spaventare, voleva vedere l’effetto che faceva. Puntò sulla tempia del Lanzi e fece fuoco, mandando sangue e frammenti di cervello sugli scaffali delle sigarette. Fuori, gli chiesero perché avesse sparato e lui inventò che il vecchio si era liberato e stava per dar l’allarme. Nessuno cercò di approfondire, o di confutare il suo racconto. Si divisero trecentocinquantamila euro a testa, scherzando su come li avrebbero spesi. Infine si separarono, andando ognuno in una direzione diversa. Ognuno dimenticandosi subito degli altri.

 

 Davanti alla tabaccheria c’era una banca, e la telecamera collocata per sorvegliare il bancomat prendeva anche una buona porzione della strada. Quello fu il loro errore madornale, che  doveva trasformarsi in un grande successo mediatico per la locale Arma dei Carabinieri. Piuttosto disorientati dalla sovrabbondanza di risorse economiche, i banditi non persero tempo a fare piani di investimento a lungo termine. Dal gruzzolo saltarono fuori auto di lusso, varie pellicce, alcuni telefonini tra i più costosi, computer,  cene nei migliori ristoranti, gioielli, serate mondane nei locali di lap-dance meglio forniti. Ma la sagra dura tre giorni, non oltre. Furono arrestati all’alba di un livido mercoledì d’inverno. I pochi soldi rimasti li spesero ingaggiando un avvocato famoso. E tutto ciò che ne ottennero fu una condanna leggermente più mite.

 

Si potrebbe pensare che la brutta vicenda, riportata ovviamente in cronaca nera su parecchi giornali, abbia creato solo dolore e sofferenze. Per il vecchio tabaccaio, che aveva due figli e altrettanti nipotini. Per i quattro balordi, che non avevano previsto cosa poteva succedere a fare un colpo con un pivello assetato di esperienze forti (lo Gnappo era poco più che un ragazzino). Invece, questa storia sporca di sangue e imbecillità ebbe anche dei protagonisti soddisfatti della trama.

Ad esempio, il commerciante di auto che incassò sull’unghia ben duecentomila euro per un modello che non sarebbe mai riuscito a dare via (se gli fosse rimasto in magazzino, avrebbe potuto causare il fallimento della sua società). Oppure, tanto per dire, i vari venditori di pellicce, gioielli, telefoni, computer. Per non parlare dell’avvocato, che spese parte del suo onorario per acquistare finalmente lo chalet vicino a Courmayeur. Quando leggo la pagina della cronaca nera, mi viene automatico pensare che esiste un mondo di ladri e delinquenti, ed un mondo normale di gente che non farebbe mai cose del genere. Metto confini tra il bene e il male che nella realtà dei fatti non esistono. E mi dimostro, peggio che cieco, allucinato.

 

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