“Omaggio a Frank Herbert”

di Secessionista


 
 
I due shelter sembravano assolutamente uguali. Stesso tetto di lamiera ondulata. Stessa scritta “Propertie of United States Army” sbiadita dalle intemperie. In realtà, il secondo rifugio aveva dipinta alla base una lunga linea nera. Sfortuna volle che questo dettaglio fosse stato progressivamente nascosto dalla sabbia, sicché ne rimaneva visibile solo un breve tratto sul lato opposto all’ingresso.
D’altro canto, quando il gruppo arrivò era già quasi buio. Inoltre, la stanchezza era tale da non permettere ulteriori controlli. Del resto, per capire cosa significasse quella riga nera, bisognava aver fatto parte del progetto Teles, o averne avuta notizia da qualche hacker ben introdotto nei files della Difesa. La comitiva si divise dunque in maschi, nello shelter 1 senza riga, e femmine, nell’altro, per evitare imbarazzi ai membri della spedizione che non avevano un partner. Forse, notando la differenza tra i due shelter, qualcuno avrebbe sospettato un’anomalia, ma quanto a coglierne il senso, questo era fuori discussione. Dato che le due costruzioni erano celate alla vista da alcuni alberi, nessuno pensò di organizzare un servizio di sentinelle.
Ciò risultò determinante per gli avvenimenti che si verificarono nelle otto ore successive.
 
Mentre Roberta si addormentava, le parve di intravedere dal finestrino, nel buio, delle luci rosse, piuttosto vaghe e lontane. Uscì dal rifugio e si mise a fissare l’orizzonte, ma il paesaggio era sgombro e scuro, senza stelle o luminescenze particolari. Restò fuori per circa cinque minuti, in attesa, poi credette ad uno scherzo della vista, affaticata dalla lunga marcia sotto il sole rovente. Il territorio nel quale si trovava era stato teatro dell’aspro conflitto tra vietcong e truppe americane; conclusosi, come tutti ricorderanno, con la disonorevole sconfitta del gigante statunitense. Ma le zone di guerra offrono un vantaggio del quale hanno sempre approfittato a man bassa tutti i governi; sono comode aree franche dove si possono sperimentare ogni sorta di nuove armi, senza alcun rischio di dover mai rendere conto delle proprie decisioni ad un tribunale. Ecco dunque spiegata la vera funzione dello shelter numero 2, che era rimasto perfettamente efficiente dopotutto quel tempo, grazie al clima asciutto ed arido del luogo.
 
Il nome shelter rappresentava l’esatto contrario di ciò che era realmente quella piccola costruzione : una trappola tecnologica ben dissimulata. Roberta chiuse gli occhi, e rivide istantaneamente i punti rossi. Ad occhi aperti non c’erano. Così, si convinse che si trattava solo di un problema di vista. Nient’altro. Cercò la branda dov’era stesa Annie, e si tranquillizzò subito. La ragazza stava già dormendo. Anzi, le sembrò addirittura di sentirla russare. Alle tre del mattino il sistema era ormai operativo. Senza alcun suono a segnalarne l’attivazione. Sull’intero perimetro della baracca si accesero gli emettitori laser, dopo vent’anni circa di funzionamento in stand-by. Poi, accadde qualcosa che nessuna scienza poteva accettare.
 
 
Al mattino, Il capo spedizione Alejandro Blacido si destò con una forte emicrania. Doveva aver sognato, eppure, si sentiva ancora piuttosto stanco. Mise a friggere una decina di fette di pancetta e pensò che ormai era tempo di svegliare tutti gli altri. Ma nella baracca delle donne non trovò nessuno.
C’era un vago odore di liquidi corporei, aria viziata e un altro odore, diverso, difficile da percepire (lui lo riconobbe solo perché lo aveva sentito spesso durante gli attacchi contro i taliban). Era odore di paura. Dopo una nervosa riunione generale, il grosso del gruppo stabilì di far partire una squadra di ricerca, nella convinzione, peraltro sensata, che le donne fossero state rapite dai predoni. Blacido rimase al campo, in attesa. Non ne avrebbe parlato, ma sapeva per certo che nessuna donna aveva lasciato lo shelter quella notte. L’odore che aveva sentito era un indizio troppo evidente. Era accaduto un dramma, ma dentro il rifugio, non altrove. I cinque incaricati della ricerca tornarono soltanto a sera inoltrata. Nessun segno delle donne disperse. Nessuna traccia, impronte o rami spezzati. Non avevano visto alcun segno di vita nel raggio di quindici chilometri. Dopo una seconda notte nello shelter 1, i sopravvissuti ripresero la loro marcia verso Nord.
 
 
Il nome vero dello shelter 2 era Teles On. Dall’altra parte della Terra, esisteva un Teles Off. Erano, rispettivamente, la stazione di partenza e quella di arrivo di un sistema sperimentale di teletrasporto creato nel 1970 sulla base di informazioni raccolte sulla luna dagli astronauti della missione Apollo. Il sistema aveva funzionato perfettamente, ciò malgrado fu abbandonato dopo i primi tentativi. Il motivo è presto detto; per convincere i soldati che avevano fatto da cavie, il comando militare americano aveva raccontato che la sostanza da assumere prima di entrare nello shelter era una droga capace di rafforzare la loro mente ed il loro corpo, in modo tale da renderli quasi invincibili. Invece, si trattava di una molecola che ne avrebbe resa possibile la ricostituzione fisica alla stazione di arrivo. Ma non avevano considerato il problema dell’equilibrio mentale. Le cavie, infatti, arrivarono puntualmente dopo tre minuti dalla partenza. Tutte impazzite.
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