Ora ricordo

di Secessionista


 

Si chiamava G, aveva venticinque anni ed un passato in Lotta Continua.

Veniva dal Lingotto di Torino ed era capitato dalle mie parti per il servizio militare.

Lì, era andato in depressione, così repentinamente da escludere qualsiasi trucco (allora, usava tra i ragazzi, fingersi malati di mente per evitare la leva). Ma G era davvero malato. La voglia di vivere era evaporata dal suo corpo. Lo conobbi al suo quinto ricovero. Io invece ero solo al secondo.

Nel mio caso, furono imprevedibili manifestazioni di violenza a motivare il reparto psichiatrico. La mattina del venti maggio di una bella primavera, lo trovai in saletta, mentre guardava il giardino inselvatichito con un’espressione disperata e spenta insieme. "Hai mai fatto l’elettrochoc?" "No, e tu?" gli chiesi. "Stamattina. Il dottore dice che è l’ultima possibilità per guarire". Mi venne un groppo in gola, di commozione e paura insieme. E se avessero deciso di farlo anche a me, l’elettrochoc?

Uscimmo quindi insieme, per fumarci una sigaretta. Senza altre parole. Sulla panchina di cemento che ci aveva già ospitati per quindici lunghi giorni. Rientrò lui per primo. Era ora di andare, disse.

Non lo rividi mai più. E’ guarito, infine, o si è sparato un colpo in testa, giusto per far tacere il vuoto divorante che lo riempiva? Sono rimasto con questo dubbio, che rode quasi con discrezione, ogni tanto. Oggi poi, non so perchè, me ne è venuto un altro, di dubbi. Ho rivisto il corridoio bianco, ho sentito il lenzuolo freddo del lettino. Ho chiuso gli occhi alla luce sterile dei neon. Ed ho sentito, alla fine, la scarica che mescola i pensieri buttandoli dal una parte all’altra della scatola cranica.

Mi hanno fatto l’elettrochoc senza dirmelo. Il ricordo è recentissimo, però avrei dovuto arrivarci con il ragionamento, da parecchio tempo. Avevo solo sedici anni quando fui messo sotto tensione come un jukebox. Non era previsto il mio parere. Nessun consenso informato, salvo quello di mamma; la stessa persona ad aver preteso il mio ricovero.

Devo solo aggiungere che il medico responsabile di questa scelta deve averla ben indottrinata, con parole latine difficili da capire. Anche se in cuor suo sapeva benissimo di aver preso una decisione altrettanto scientifica di chi scrolla il bicchiere e lancia i dadi: tanto per vedere cosa ne esce.

 

 

Annunci