Albarn, o del sangue blu

di Secessionista


Albarn non era la stessa cosa di Albran. Lo avrebbe capito persino quel vecchio mantello riottoso di Berguld, se fosse stato ancora in vita. Eppure. Ci fu chi mosse guerra per questo. Tutto accadde a causa degli ardori giovanili di un copista, tale Eblennio, che invece di porre attenzione al libro secolare, ammirava le morbide forme di una contadina, curva sui germogli di rosa. Fu così che Albarn e Albran parvero venire dalla stessa genia di territoriali ingordi, mentre Albran apparteneva piuttosto al casato dei fonditori. Infatti, laddove si leggeva “tratto dal fonditore primo”, l’incauto calligrafo scrisse “tratto dal primo”. La semplice eliminazione di una parola portò al massacro di duemilatrecento­cinquantadue fonditori, accusati di voler appropriarsi del sacro simbolo di Albran, chiamato anche Albarn (poiché l’errore di trascrizione fece credere che fosse lo stesso nome, pronunciato diversamente nei due principali linguaggi del regno). Dopo oltre nove mesi di liti ed agguati, la provvidenza volle che il libro originario sortisse finalmente, fuori della biblioteca oscura nella quale era stato segregato da un priore troppo geloso della conoscenza.

Anche in questo frangente, la bellezza di una dama, ed una fortunata serie di circostanze, risolsero i guai che un’altra femmina aveva involontariamente provocato. Accadde nella notte del Tossimoro, mentre le schiere dei territoriali e dei fonditori si fronteggiavano nella pianura a sud del grande fiume, in attesa di un segno dal cielo. La donzella aveva convinto un pittore a ritrarla sullo sfondo della biblioteca. Richiesta peccaminosa e blasfema, non già per la nudità che offrì alla vista dell’uomo, bensì per il luogo. Laddove i misteri del mondo dormivano il loro sonno antico, indisturbati. L’artista, invero, tentò una qualche resistenza, ma dovette arrendersi quando lei, aprendo il mantello, gli dimostrò che il paradiso può essere guardato, toccato, e goduto.

L’angolo che scelse per il dipinto era illuminato da un grande torciere. Situazione ideale per un chiaroscuro drammatico e suggestivo. C’era però un brutto volume sporgente, a proiettare la sua ombra proprio sul seno della damigella. Era destino che, nello spostamento, il pittore gettasse un’occhiata al titolo inciso in lettere d’oro: “Sulle origini di Albran”. Da lì a scoprire l’equivoco, bastarono pochi minuti. Il mistero veniva risolto già alla seconda pagina. Più difficile fu portare il pesante tomo sotto il naso dell’inviato imperiale, senza spiegare come fosse finito nelle mani dei due amanti. La storia, su questo punto, non è chiara…

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