Scandinavian trip

di Secessionista


A volte ho una fortuna sfacciata, devo ammetterlo, come  accadde un anno fa.

Più o meno in questo periodo.

Conobbi allora un finlandese con passaporto svedese, convinto di poter diventare ricco, in poco tempo, vendendo prodotti italiani nella penisola scandinava. Era un sogno adolescenziale, un po’ tardivo per due uomini di quarantotto  anni. Ma era un bel sogno. Mi chiese se potevo aiutarlo a contattare aziende italiane interessate all’export . Per il nome dell’ipotetica società scelse quello del suo cane Sami (i Sami sono quelli che noi chiamiamo erroneamente Eschimesi).  Nella lingua parlata dentro il circolo polare, questo nome equivale a Compagno in italiano, ed era di buon auspicio. Ho giocato per ore con Compagno,  immergendo le mani nel suo pelo folto e nero. Fingevo di volerlo stritolare. Lui mi ricambiava con delle  potenti leccate sulla faccia, il segno umido del suo affetto. Senza starci a riflettere più di tanto, feci decine di telefonate, mail, lettere e dichiarazioni trionfali. Dopo pochissimo tempo eravamo pronti a partire, con il mandato ufficiale  di quattro ditte che producevano di tutto; dalle zanzariere alle stufe a pellets. Pietro  (il suo nome in finlandese, ovviamente è un altro) mi disse di preparare i bagagli un venerdì sera. La domenica seguente, eravamo pronti fuori del garage di casa, con un rimorchietto carico di roba, la macchina stipata al centimetro, ed un entusiasmo straripante.

Fu così che scoprii, malgrado i miei pregiudizi, di amare i territori sconfinati dove le case sono cinque o sei puntini colorati persi in un mare di bianco. Dopo due ore eravamo già fuori del territorio nazionale, e potevo ammirare per la prima volta la grazia snob delle case  di legno austriache…

Annunci