Il nostro incubo

di Secessionista


 

Quel mattino, gregorsamsa si alzò di malumore. Aveva avuto un incubo nel quale, come il personaggio letterario omonimo, si era trasformato in un gigantesco scarafaggio. Mentre si faceva la barba, pensò che era stato stupido darsi un nickname così snob. Sarebbe stato meglio qualcosa come minchiacheridere, nickcave o qualsiasi altro, forse meno originale, ma immune dal rischio di sognarselo. Per strada, la macchina era avvolta da uno spesso strato di ghiaccio, quindi dovette perdere alcuni minuti preziosi per pulirla, e così accumulò un solenne ritardo.

Manco a farlo apposta, il suo capo stava entrando proprio nello stesso momento. Il cazziatone arrivò puntuale, tra la hall ed il sedicesimo piano; reparto statistiche di mercato. Davvero, la giornata era iniziata maluccio. Forse, era sceso dal letto con il piede sinistro senza farci caso. Fatto sta che aspettare l’ora di pranzo fu un vero tormento. Si consolò con le belle gambe di Lea, una che se la tirava parecchio, ma aveva il più interessante sex appeal di tutta l’azienda. Era seduta a tre file da lui, in una posizione che gli consentiva di intravedere eccitanti slip ricamati ad ogni movimento di quel meraviglioso corpo femminile. Quando tornò in ufficio, il suo umore tendeva piuttosto al bello stabile. Era persino riuscito a scambiare due battute con la vamp in tubino nero che, pur continuando a tirarsela, gli aveva mollato il numero di cellulare e la mezza promessa di un drink insieme. Tornò al lavoro fischiettando, e questo stupì i suoi colleghi, abituati a sentirlo mugugnare ad ogni occasione.

Gregorsamsa aveva un altro motivo per sentirsi su di morale. Stava già pensando a quando avrebbe potuto connettersi ad internet nella tranquillità domestica, accedendo a quel mondo virtuale che lo conosceva soltanto attraverso il suo pseudonimo, i suoi sfoghi letterari, la sua morbosa passione per i giochi di ruolo. Arrivò a casa alle nove di sera. Accese il pc e si sciolse il nodo alla cravatta. Finalmente era libero. In teoria, il pc doveva connettersi da solo al suo blog. Invece, dopo alcuni minuti, il browser lo informò che l’indirizzo era sbagliato, oppure inesistente. Incredulo, l’uomo ridigitò manualmente il suo nome, punto splinder punto com. Non accadde nulla. Dopo altri minuti, apparve lo stesso messaggio. Allora pensò di connettersi all’indirizzo generale di splinder, per poi passare alla home personale.

Incredibile. Il browser non trovò nemmeno quello. Scherzi della rete? Splinder era stato chiuso? Poteva essere, perciò fece la prova del nove, digitando la parola blog nel più veloce motore di ricerca disponibile. Ancora, trascorsero lunghissimi secondi. Poi comparve sul monitor un risultato che sfiorava il surreale. Era un laconico messaggio che recitava: "la ricerca ha dato esito negativo. Forse volevi cercare – blob -?" No. Impossibile! Si mise a digitare con frenesia gli indirizzi dei sui amici virtuali, ed ogni volta appariva la stessa frase: "indirizzo inesistente". Se invece apriva i soliti server di posta o qualsiasi altra pagina, tutto funzionava come sempre.

Sul filo di una crisi di nervi vicina alla follia, scese sotto casa ancora in pantofole, entrando in un web center che aveva giurato di non utilizzare mai, nemmeno per ragioni di vita o di morte, perchè era frequentato da immigrati sporchi, caciaroni e maleducati. Per la registrazione servivano i dati della carta d’identità, quindi, la allungò meccanicamente al nigeriano che stava al banco, quasi senza guardarlo. "Scusi, signore, il cognome è Gregor o Samsa?" strappò il documento dalle mani del ragazzone nero e lo aprì, incredulo. Nome e cognome: Gregor Samsa. Data di nascita: nessuna. Luogo di nascita: mondo. Segni particolari: un’innata propensione a leggere autori americani e fumare Lucky Strike.

Annunci