iI Mago e il cacciatore

di Secessionista


Chi sei?

– Sono un mago.

Da dove vieni?

– Dalle montagne.

Perché sei qui?

– Perché voglio aiutarti. Il tuo pianto mi disturba.

Allora non lo fai perché mi vuoi bene!

– No. Ma che t’importa? Comunque, ti darò una mano.

Non credo che ci riuscirai. Il mio pianto è antico. Viene dal mio primo respiro.

– Adesso smetti di parlare. Appoggia la testa al mio petto.

Il vento si è alzato, disperdendo la nebbia.

Ho paura. Se mi appoggio al tuo cuore, finirò per amare gli uomini, invece delle donne.

– Non è questo che succederà. Finirai per amare te stesso. Smetterai di avvilirti per la tua goffaggine. Saprai che sei venuto al mondo per uno scopo, come tutti, o senza alcuno scopo, come tutti.

Il mago suona un flauto di Pan.

L’altro personaggio dorme, suda, trema di febbre, geme sognando.

Si risveglia.

Chi sei?

– Sono un mago.

Che vuoi?

– Nulla, nulla. Adesso me ne vado.

Aspetta. Ho catturato un cinghiale stamattina. Possiamo mangiarlo insieme.

– D’accordo. La mia strada è lunga. Meglio rifocillarsi bene.

Accendono un gran fuoco.

Di chi è questo flauto? È tuo? Posso provare a suonarlo?

– Si, ma con cautela.

Si sentono alcune note discordanti, poi una semplice melodia. Una decina di note che si ripetono.

Scalpitando, appare il dio Pan.

Costui è il dio dei boschi, l’oscuro, l’imprevedibile. Non dovrei averne paura?

– Dovresti, si. Non è così?

No. È alquanto buffo.

Nel dir questo cerca di toccare Pan, ma la figura si scioglie, formando una pozza d’acqua.

– Bevi. È acqua magica. Voglio vederti dissetato, prima di tornare al mio rifugio.

Beve.

Sipario

Annunci