Sexy Dreams Circus

di Secessionista


Settantasette intrattenitori danzanti vorticavano a bordo pista, facendo brillare le loro paillettes dorate. Sola, nel cerchio centrale più luminoso, la Bella attendeva di salire sulla fune che l’avrebbe portata nel punto più alto del tendone. Mentre i ballerini terminavano la loro scorrevole esibizione guardai lassù, dove ormai si vedeva soltanto un corpo minuscolo appena accennato. Faticavo a pensare che era lo stesso di un attimo prima, quando tentavo di indovinare la curva morbida dei seni sotto la scollatura, generosa ma troppo aderente. Comunque lei era là, sul tetto dei miei desideri, e sapeva muoversi senza cadere. La vanità di una bambina, che uscendo mi rivolse innocenti sguardi di zucchero filato, non riuscì a distrarmi minimamente dall’idea che presto o tardi avrei saputo il segreto di un corpo di donna. Mentre le stelle crivellavano l’Estate, aspiravo forte quell’aria fresca, avevo il futuro davanti al naso, ma non occhi buoni per vederlo bene. Erano le undici di sera di un giorno che in seguito avrei definito giovinezza. Posso distinguere il modo di pensare d’allora, radicalmente diverso dall’odierno, ma l’angoscia rimane principessa, con lunghe unghie abili a scavare sotto la calma. Futili tentativi di estrarre il motivo dal fango. Carriera. Soddisfazioni. Soldi e soldini. Formaggio. Necrofilia. Indigestione. Collegamenti telefonici senza fili. Senza spinte. Facilità del nulla. Tragedia del dilettante. Schermi a chiudere la via di fuga. Verso Venezia programmi erotici. A Milano dibattiti. A Roma salotti culturali. Annaspo. La TV è sadica. Tenterò la strada di musica silenziosa, solamente immaginata nella parte più misteriosa della testa. Il nucleo che può piangere su una melodia. Gli occhi che ridono di un accordo saltellante. Un suono che sgorghi dal boschetto, delicatamente sostenuto da flauti e zufoli e violoncelli intriganti. Come se lo scandire pesante dei secoli fosse finalmente raggirato da un sentimento scaltro atemporale.

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