Riflessioni sulla Felicità

di Secessionista


 Sul mio telefonino, un Nokia vetusto ma molto affidabile, c’è questo messaggio d’avvio:

 

Sii felice quanto puoi.

 

Spero che anche tu sia ogni giorno "Felice quanto puoi".

Ovvio? Banale? Soprattutto sotto le feste?

Allora, fatti queste domande: la società dei consumi tende alla felicità? La cerca? La mette al primo posto nella scala dei valori?

No Affatto. Per vendere più auto, vestiti, telefonini, cibo, gioielli, serve uno stato d’animo moderatamente triste che spinga il consumatore a comprare, come antidoto al suo male interiore.

La felicità, invece, é un sentimento trasgressivo, potenzialmente destabilizzante, almeno quanto lo é l’amore-passione che passa sopra le convenienze sociali. Certo, qualsiasi messaggio pubblicitario accoppia facce sorridenti ai prodotti da vendere. E’ di questo periodo il successo commerciale di una marca chiamata Baci e Abbracci. Come dire; comprala e ti sentirai amato/a, coccolato/a, protetto/a. Booom. Che schifo. Prova a pensarci, quando sei davvero felice, non guardi più le vetrine dei negozi. Voli a due metri da terra. Ami anche lo stronzo che ti ha appena fregato il parcheggio. Non ti viene affatto voglia di comprarti qualcosa. Il capitalismo-consumismo stesso é una perversa scuola di tristezza. Paperon De Paperoni sta sempre solo a tuffarsi nei dollari. L’unica soddisfazione di quasi tutti i milionari che mi vengono in mente é poter esibire oggetti sempre più rari e costosi, sport elitari, donne perfette, magari siliconate (non importa, se innaturali, purchè molto appariscenti). E in ciò, anche il tycoon più ricco del pianeta terra rimane per tutta la vita un bambino, sfigato, che non riesce a trovare un giocattolo soddisfacente (C’è un blog su splinder che presenta proprio questa paccottiglia di pessimo gusto).

 

Disclaimer

 Mentre ci aggiriamo tra gli scaffali di un supermercato, siamo polli di allevamento (vedi Gaber/Luporini e Radio Rai 3) che senza saperlo compiono gesti progettati a tavolino da altri. A volte abbiamo troppa fiducia nella nostra individualità e così pensiamo di non poter essere plagiati. Errore. In certe reazioni, tendiamo a reagire in maniere stereotipate. Anche se non so quale sia la soluzione,  mi viene da credere che la consapevolezza possa frenare l’acquisto automatico. Allora, davanti alla solita marca di merendine (quella che in tv vedo consumata da una famiglia MERAVIGLIOSAMENTE felice) mi fermo a riflettere, a fare confronti veri. Stavolta  sceglierò un prodotto meno costoso, ma ugualmente buono.

 

Sono troppo radicale? Semplifico troppo? Può darsi, ma io alla felicità ci tengo.

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