A didas

di Secessionista


Ho comprato un blocco cubico di marmo, all’incirca di 70 centimetri di lato. Ci ho messo un po’, per decidere il colore ed il tipo di materiale. All’inizio pensavo ad un marmo bianco di Carrara, come quello usato da Michelangelo, ma poi, visto che sono veronese, mi è sembrato più consono ai miei progetti un rosso, appunto, veronese.
Me lo sono fatto portare a casa e, con qualche difficoltà, ho allestito una specie di piedistallo nella rimessa, rinunciando a metterci l’auto per alcuni giorni. Questo marmo lo userò per un monumento funebre. No. Non ho perduto un amante, un cagnolino, un gatto o qualche altro animale. Dopo ti spiego. Mi piace il colore screziato della pietra, che si può osservare anche in tanti palazzi della mia città, così, non ho voluto lasciarmi prendere da un attacco di creatività selvaggia, preferendo attendere di metterci mano dopo aver preparato un disegno particolareggiato, con tanto di iscrizione e fregi greci sul basamento, in cui la forma esalti le venature. Alla fine, avevo in mano un bel monumento. L’unica cosa che non mi convinceva era la posizione del soggetto. Dopo aver scartato l’idea di una posa informale, con i cordoncini slacciati, ho optato per qualcosa di più serio e romantico nel contempo; un albero di melo, con le due scarpe rampanti sulla corteccia. Si, perché il cenotafio è per le scarpe nere che uso quando lavoro alla raccolta delle mele. Le comprai anni fa, innamorato della forma, che ricordava le classiche scarpe da football dei primi novecento. Ma persero in fretta la plasticità originale. Sulla punta apparvero delle gibbosità antiestetiche che le facevano sembrare vecchi ruderi. Ovviamente, finirono in un angolo della scarpiera. Le ho tirate fuori un mese e mezzo fa. Dovevo scegliere un paio di scarpe “sacrificabili”, che non avrei rimpianto quando si fossero rovinate. Vidi subito le scarpacce nere e decisi che erano proprio quelle giuste. Non le mettevo da una vita. Quindi potevano rompersi senza rimpianti. Sono giorni che le indosso per andare su e giù dal carro raccolta. Certe mattine si sono bevute tutta la rugiada sull’erba che attraversavo. Eppure, non mi hanno mai fatto male ai piedi. Sono comode come pantofole. Mi proteggono senza pesare. Stamattina, infilandole in fretta perché ero in ritardo, le ho guardate con commozione. Meritano il marmo pregiato che sto scolpendo per loro. Ed è una vera ingiustizia non poterle tumulare in un cimitero per le scarpe che ci hanno amato.
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