amor di carta

di Secessionista


 
 
La ragazza stava camminando su un fondo grigio al 25 per cento di nero. Mentre attraversava il testo in corpo dodici, le lettere più lunghe le solleticarono i polpacci. Allora rise, emettendo una vapore color pesca che subito si impastò con il grigio, diventando marron chiaro. Il suo amore stava esattamente nella posizione in cui lo aveva lasciato, quattro capitoli innanzi. Era l’immagine ad acquerello di un giovane capitano, il cappello nero piuttosto stinto, e gli occhi pieni di promesse. Pensava assurdamente che, se fosse riuscita a farlo muovere anche di poco, avrebbe preso vita e l’avrebbe amata sempre, sempre, sempre. Alzò la carta e la piegò, cosi lui mosse il braccio, come per salutarla. Ma quando lasciò il foglio, il bel capitano tornò a fissarla, immobile. Senza scoraggiarsi, studiò la situazione, poi si mise a far pieghe tutto intorno al giovane dipinto. Soffiando delicatamente, lo vide agitare la testa, piegare la gamba destra, fare una specie di saluto con la mano. Allora volle che lui l’abbracciasse. Si stese sul suo corpo dipinto ed avvolse la carta stretta su di sé. Era una sensazione piacevole e sensuale, star lì al buio con l’uomo della sua vita. Lo baciò sulla bocca immaginandone il sapore, gli carezzò il viso e gli toccò il petto, emozionandosi nel sentirlo così forte e solido. La cosa aveva a che fare con l’eternità. Anche se non era riuscita ad infondergli il soffio della vita, poteva stare con lui per sempre, sempre, sempre.
Ora, giace sul fondo di una cestino. La donna delle pulizie non poteva lasciar lì in bella vista una cartaccia appallottolata, proprio sulla scrivania del presidente.
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